<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388</id><updated>2011-04-21T19:47:39.013-07:00</updated><title type='text'>Dis-Senso</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>14</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-8214781839375605266</id><published>2008-09-16T07:03:00.000-07:00</published><updated>2008-09-16T07:07:45.012-07:00</updated><title type='text'>Gli esperti - [L'economia del terrore - 2]</title><content type='html'>Poiché &lt;em&gt;dicono&lt;/em&gt; che la vita si fa sempre più complicata, &lt;em&gt;dicono&lt;/em&gt; anche che abbiamo sempre più bisogno di specializzazione e di “esperti” per poter affrontare tutti i nostri problemi. Gli “esperti” sono indispensabili: medici, avvocati, promotori finanziari, meccanici, idraulici, agenti immobiliari, agenti di viaggio, tecnici dei pc, imbianchini, metereologi, ecc…&lt;br /&gt;Ma chi sono esattamente gli “esperti”? Sono una categoria di individui che godono di un vantaggio informativo nei nostri confronti e lo usano per venire incontro alle esigenze del profano che si rivolge a loro, soddisfacendole al miglior prezzo possibile.&lt;br /&gt;Ora, non è che io teorizzi il ritorno all’età della pietra e neppure ad un’economia priva di specializzazione del lavoro e delle competenze. Solamente mi chiedo:&lt;br /&gt;1- considerato che gli “esperti” sono esseri umani come me e voi e che tutti gli esseri umani agiscono sulla base di incentivi, fino a che punto l’asimmetria informativa che sussiste tra me e l’esperto può garantirmi che l’incentivo sulla base del quale egli opera sia in effetti il mio vantaggio di cliente pagante?&lt;br /&gt;2- considerato lo stato di asimmetria informativa che fa dell’esperto un esperto e di me un cliente, come posso io stabilire quanto sia effettivamente esperto l’esperto, quanto siano attendibili le sue asserzioni e dunque quanta parte di ciò che egli sostiene deriva dal sapere e non dal suo interesse personale nello scambio economico che sta intrattenendo con me?&lt;br /&gt;3- siamo proprio sicuri che nel corso di una vita ordinaria un individuo abbia effettivamente bisogno del gigantesco numero di esperti che la società del nostro tempo ci propone/impone?&lt;br /&gt;4- siamo altrettanto sicuri che il nostro attuale livello di dipendenza dagli “esperti” sia compatibile con ciò che chiamiamo democrazia e libertà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tanto in tanto, veniamo informati dalla tivvù che un bel po’ di gente si è trovata col culo per terra per aver affidato i propri risparmi a determinati “esperti” di investimenti finanziari, fondi previdenziali, assicurazioni sulla vita, titoli argentini e bond parmalat. Oppure scopriamo che certi vini promossi a tamburo battente dagli “esperti” sommelier che inondano oramai tutti i programmi televisivi sono fatti con prodotti per detersivi. Oppure veniamo a sapere che una certa parte dei medici di base prescrive medicine inutili al solo scopo di accontentare le ditte farmaceutiche e farsi regalare un portatile o una settimana all inclusive in un villaggio turistico in Tunisia. Oppure che esistono cliniche dove si fanno interventi ed asportazioni chirurgiche  assolutamente prive di ragione e magari dagli effetti letali solo per aumentare gli importi dei rimborsi del sistema sanitario nazionale.&lt;br /&gt;E poi, naturalmente, c’è quella particolare categoria di “esperti” che sono i politici. Sono gli “esperti” del nostro bene, dell’amministrazione del denaro pubblico, a cui demandiamo le scelte che condizionano la qualità della nostra vita. Essi sanno e comprendono ciò che noi individui comuni non abbiamo il tempo di sapere e comprendere e dunque li deleghiamo a decidere. Salvo poi realizzare che le loro decisioni non rispondono alle esigenze del popolo (l’entità mitologica più evocata dalla retorica…) bensì – nell’ipotesi più ottimistica - a quelle di interessi corporativi e gruppi di pressione organizzati, ovvero – nell’ipotesi più pessimistica – a quelli loro personali o a quelli della mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dobbiamo interpretare questo stato di continuo affidamento dei nostri interessi a classi di individui che per definizione hanno spesso interessi diversi e contrastanti con i nostri? Come dobbiamo interpretare lo stupore e la meraviglia (il senso di indignazione) con cui l’opinione pubblica reagisce ogni volta che si scopre l’ovvio?&lt;br /&gt;Facciamo attenzione. Il mio discorso può sembrare banale ma la scienza economica non lo considera affatto tale. Ci sono economisti che hanno vinto cospicui premi Nobel per aver formalizzato e discusso in modo rigoroso il tipo di problemi di cui cerco di parlare.&lt;br /&gt;Ad esempio, c’è una teoria molto interessante che ci dice che gli attori della dinamica della scelta pubblica in un sistema democratico (politici, elettori, burocrati) non agiscono mai in vista di un interesse collettivo ma danno sempre priorità a vantaggi personali (prestigio, ricchezza, potere, benefici fiscali). La teoria ci dice anche che lo stato è impossibilitato a fornire beni e servizi efficienti senza incappare in ingenti sprechi di risorse finanziarie e che i burocrati tenderanno sempre a sfruttare la propria posizione vantaggiosa - che consente loro di determinare da soli il budget di spesa dei propri uffici in quanto “esperti”! – per ingrandirli sempre di più e raggiungere il prestigio sociale di "imprenditori capaci", dal momento che non possono appropriarsi dei profitti conseguiti dal loro lavoro. E infine questa teoria economica veramente notevole (perché straordinariamente rispondente alla percezione comune dei fatti) dimostra che la presenza in una economia di mercato di un governo e di una burocrazia è sempre fonte di privilegi che alterano le dinamiche della concorrenza e dunque innescano un meccanismo per il quale gli attori economici tenderanno ad investire le proprie risorse nella ricerca delle rendite e dei vantaggi delle posizioni monopolistiche piuttosto che nei rischi del confronto e del libero scambio.&lt;br /&gt;Trovo che il premio Nobel assegnato a James Buchanan (l’ideatore di questa teoria) fu davvero meritato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è poi un’altra teoria (che valse un altro premio Nobel) che dimostra che in una società democratica in cui gli individui sono chiamati a compiere scelte per il benessere collettivo (come, ad esempio, eleggere un governo), se gli individui sono almeno due e le scelte possibili almeno tre non è possibile (si tratta di un’impossibilità dimostrata per via logica e matematica) trovare un metodo (una cosiddetta funzione di scelta sociale) che trasformi le scelte individuali in una scelta globale coerente con le aspettative e gli interessi della maggioranza. A determinare questa impossibilità è la condizione che la scelta sociale avvenga in maniera democratica, che essa cioè soddisfi proprio i requisiti essenziali di ciò che chiamiamo democrazia! I risultati pratici di questa teoria sono più o meno i seguenti: 1) non esiste un sistema elettorale equo; 2) ogni sistema elettorale è manipolabile; 3) la democrazia rappresentativa non può mai essere rappresentativa.&lt;br /&gt;Trovo che anche il Nobel dato a Kenneth Arrow fu più che meritato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se consideriamo congiuntamente i risultati di queste due importanti teorie della moderna economia politica, ci rendiamo conto che quelle classi di “esperti” a cui affidiamo l’amministrazione dell’interesse collettivo, presumendo di farlo in modo efficientemente democratico, compiono le proprie scelte ed agiscono in base a valutazioni, interessi e sistemi di incentivi che sono spesso strutturalmente in conflitto con i nostri (dove per “nostri” intendo della gran massa di persone che sono escluse da ruoli dirigenti nella società e non posseggono vantaggi informativi generali rispetto alla collettività).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il probelma del nostro rapporto di dipendenza dagli “esperti” è più generale di quello della nostra dipendenza dal governo. E per discuterlo voglio fare riferimento ancora ad un’altra teoria economica, il cui esempio classico rappresenta bene secondo me ciò che voglio mettere in evidenza.&lt;br /&gt;Si tratta della teoria della cosiddetta “adverse selction” di Geoge Akerlof (anche lui, manco a dirlo, premio Nobel). È una teoria oggi basilare in qualunque corso di microeconomia, in quanto considerata decisamente robusta e ben sviluppata. Il ragionamento di base è semplice e viene usualmente esemplificato con un riferimento al mercato delle auto usate.&lt;br /&gt;Gli acquirenti di auto usate non possono sapere, in generale, se stanno acquistando un "bidone" o un'auto buona. Se fossero degli “esperti” magari riuscirebbero a saperlo, ma in generale non lo sono, contrariamente a chi invece le auto usate le vende. Quindi, agendo razionalmente, gli acquirenti calcolano la probabilità che l’auto che stanno per acquistare sia un bidone ed in base a tale probabilità determinano quello che per loro è il giusto prezzo dell’auto, che sarà quindi sempre compreso tra quello dei bidoni e quello delle auto buone. Gli acquirenti, cioè, poiché sanno che una certa parte delle auto in vendita è sicuramente un bidone, tendono a diffidare dei venditori e traducono questa diffidenza in una valutazione probabilistica che abbassa il prezzo a cui sono disposti a compiere lo scambio. Ma questo comportamento fa sì che, se i venditori vendono davvero auto buone, allora sono costretti a cederle per un prezzo inferiore al loro effettivo valore. E allora la loro convenienza è senz’altro quella di vendere quanti più bidoni è possibile. Gli acquirenti si accorgono di questa tendenza e non sono più disposti a pagare nemmeno il prezzo di prima. Il prezzo perciò scende sempre di più e allora sempre più bidoni sono messi in vendita, fino al caso estremo nel quale le auto buone non sono vendute affatto e sul mercato si trovano soltanto bidoni!&lt;br /&gt;Questo effetto perverso, per il quale in condizioni di asimmetria informativa la scelta razionale dell’acquirente (ossia della parte che ha meno informazioni) si ritorce contro i suoi stessi interessi, domina secondo me tutte le nostre relazioni con gli “esperti”. Gli “esperti” sono per definizione coloro che posseggono informazioni che noi non possediamo e sono pertanto oggetto della nostra legittima diffidenza. Nel comunicare con noi, gli “esperti” sono sempre chiamati a scegliere tra una comunicazione per così dire “obiettiva”, che tenga conto effettivamente del sapere di cui essi sono esperti e che esprime una valutazione nel nostro interesse, ed una comunicazione per così dire “manipolativa” che serve invece unicamente i loro interessi. Ma poiché la nostra legittima diffidenza nei loro confronti tende a comprimere il loro ruolo sociale e a contrastare con il loro interesse all’affermazione personale, essi sono indotti a manipolare sempre le proprie comunicazioni per proteggere ed accrescere i propri vantaggi individuali.&lt;br /&gt;Questo e non altro spiega la strutturale inattendibilità di tutto ciò che i politici sostengono in pubblico nonché la strutturale inattendibilità di tutto ciò che l’industria della ricerca scientifica propone all’opinione pubblica: il diffuso disprezzo verso la categoria dei governanti ed il disinteresse verso la scienza e i suoi risultati, fa sì che gli “esperti” di questo settore siano per definizione indotti a manipolare le proprie valutazioni e comunicazioni pubbliche in modo tale da accrescere la loro indispensabilità e la nostra dipendenza da loro. Essi non fanno altro che autoproteggersi rispetto ad un’opinione pubblica che farebbe volentieri a meno di loro. E per questo spingono sempre più su il livello della tensione e dell’apprensione sociale, creando un giorno sì e uno minacce di catastrofi inimmaginabili, a uso e consumo delle masse disinformate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione asimmetrica tra noi e gli “esperti” è strutturata però in modo tale che più cresce la nostra dipendenza dagli “esperti”, più cresce la nostra diffidenza verso di loro (il legittimo sospetto che agiscano per i loro esclusivi interessi) e, dunque, più essi sono indotti a tirarci bidoni!&lt;br /&gt;La mia opinione è che le cose si siano spinte così avanti che praticamente tutte le comunicazioni che ci arrivano dai centri del potere “esperto” organizzato (in particolare dall’establishment politico e da quello scientifico) siano da considerarsi a tutti gli effetti dei bidoni, almeno fino a una solidissima prova contraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la dipendenza a determinare tutto ciò. È la dipendenza da “esperti” che si arrogano il diritto (e spesso lo traducono in legge) di decidere per il nostro bene (che cosa mangiare, che cosa consumare, quali fonti di energia adoperare, in che tipo di ambiente vivere, quali sostanze adoperare, quali terapie adottare per i nostri malanni, ecc…) che ha generato il livello di inattendibilità di tutto ciò che ci proviene dall’ “istituzione” e, specularmente, il livello di diffidenza e scollamento delle masse da tutto ciò che svolge a vario titolo una funzione dirigente nella società.&lt;br /&gt;Dipendenza e qualunquismo, sottomissione conformista al potere e intolleranza violenta ad ogni forma di autorità normante, sono solo facce diverse della medesima medaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si esce dal vicolo cieco in cui le nostre dinamiche sociali sembra ci abbiano ficcato?&lt;br /&gt;Banalmente, se il problema è la nostra dipendenza da classi di individui con interessi raramente coincidenti con i nostri e da cui simao separati da un grosso divario infomrativo, le soluzioni non possono che essere le seguenti:&lt;br /&gt;1- colmare quanto più possibile il divario informativo che ci separa dagli “esperti”, cercando di reperire informazioni, acquisendo sapere e irrobustendo gli strumenti del nostro ragionamento critico;&lt;br /&gt;2- ridurre il più possibile l’indispensabilità degli “esperti”, riappropriandoci del maggior numero possibile di quelle abilità necessarie al vivere che abbiamo delegato ad altri e valutando sempre con molta sospettosità chiunque ci dica che abbiamo bisogno di rivolgerci a lui per decidere di questo o di quest’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A queste due soluzioni ne aggiungerei una terza, in forma di precetto morale universale: una sana e vaga diffidenza verso ogni essere umano in quanto tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colmare il divario informativo che ci separa dagli “esperti” può essere faticoso ma è tutt’altro che difficile. Mai l’umanità ha avuto le possibilità di accesso al sapere che l’interconnessione telematica del mondo oggi garantisce. È da coglioni non approfittarne. L’inidipendenza e la libertà hanno un costo, come tutte le cose che valgono. Il loro prezzo oggi è lo sforzo di diventari uomini colti, nel senso primo e autentico di quest’aggettivo, ossia uomini capaci di procurarsi in ogni momento gli strumenti per sviluppare da sé ragionamenti critici e ben fondati in base ai quali assumere le proprie determinazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ridurre l’indipsensabilità degli “esperti” è invece un po’ più complicato, per il fatto che troppo spesso questa indispensabilità è costruita e protetta dal potere pubblico. È lo stato che ci impone molte relazioni di dipendenza di cui, personalmente, farei volentieri a meno. È lo stato che pone enormi ostacoli all’autodeterminazione degli individui, assumendosi l’inspiegabile e pazzesco “dovere” di assistere gli uomini da quando sono ancora nel ventre materno fino a quando finiscono chiusi in una bara. Dietro la ridicola pretesa di prendersi cura delle persone lo stato moderno ha costruito apparati di norme e istituzioni che sollevano l’individuo dalla cura e dalla consapevolezza dei suoi più elementari bisogni, riducendo le società contemporanee a masse disaggregate di individui socialmente inetti, tecnicamente disabili, perennemente spaventati e cronicamente dipendenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli che parlano di “primato della politica” sono dei pazzi criminali che non si rendono conto del dissesto antropologico generato dalla superinvadenza del potere pubblico. E quelli che teorizzano un ulteriore ampliamento delle sfere di intervento dello stato moderno (per esempio nell’economia o nella ricerca scientifica o nella regolazione dei comportamenti individuali) sono doppiamente pazzi e doppiamente criminali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volete dei nemici su cui riversare la vostra rabbia e la vostra insoddisfazione per come vanno le cose? Bene, sono loro, gli specialisti del terrore e della dipendenza.&lt;br /&gt;Dissentite, è l’unica cosa che non tollerano. Dissentite sempre, dalle idee sbagliate ma soprattutto da quelle buone, dalle idee pericolose ma soprattutto da quelle innocue, dalle intenzioni malvage ma soprattutto dalle buone intenzioni. Dissentite, mettete in discussione ogni cosa, soprattutto le più ovvie, cercate da voi la conferma di ogni verità e, quando l’avete trovata, gettatela via e ricominciate da capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;[continua…]&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-8214781839375605266?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/8214781839375605266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=8214781839375605266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/8214781839375605266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/8214781839375605266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/09/gli-esperti-leconomia-del-terrore-2.html' title='Gli esperti - [L&apos;economia del terrore - 2]'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-2791603266805443644</id><published>2008-09-08T00:45:00.000-07:00</published><updated>2008-09-08T00:52:53.826-07:00</updated><title type='text'>Indipendenza  -  [L'economia del terrore - 1]</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quando ero un bambino parlavo da bambino e come un bambino pensavo e ragionavo. Ora che sono un uomo ho smesso di agire così.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Mi è sempre piaciuto questo passo della prima lettera di Paolo ai Corinzi, mi è sempre piaciuta questa lezione sul valore dell’emancipazione e della maturazione, che è conquista della chiarezza, della speranza e della capacità di provare comprensione e carità per l’altro.&lt;br /&gt;Quando eravamo bambini pensavamo che i nostri genitori si occupassero di tutto. E molte volte in effetti lo facevano. Da adulti, ci piace pensare che ci siano degli individui molto saggi (magari più anziani di noi) che si occupano delle nostre esigenze e provvedono a che tutte le cose funzionino per il meglio. Diamo nomi diversi a queste figure del nostro immaginario: il governo, gli scienziati, la polizia, l’ONU, Greenpeace, Berlusconi,… ma si tratta sempre e solo di surrogati delle calde e rassicuranti figure di mamma e papà che si prendevano cura di noi e nei quali potevamo riporre una fiducia cieca che ci esonerava dalla fatica e dall’ansia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crescere e invecchiare non sono la stessa cosa. Il tempo che passa non passa allo stesso modo per tutti gli uomini e la gran parte di essi non supera mai del tutto lo stato di minorità della propria infanzia, rifiutando di assumere l’enorme onere dell’indipendenza. Può far piacere pensare che le persone che lavorano nelle agenzie preposte alla nostra salute o alla tutela dell’ambiente o quelle che ricoprono incarichi di governo o quelle che svolgono ricerche scientifiche in istituti dai nomi prestigiosi abbiano un atteggiamento altruistico nei nostri confronti. Ma la verità è che loro, a differenza dei nostri genitori, non condividono il nostro destino biologico ed hanno come prioritario imperativo solo ed esclusivamente le loro personali esigenze. La verità è che riusciamo ad ottenere l’attenzione e l’impegno degli altri esseri umani soltanto quando le loro esigenze si sovrappongono alle nostre.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto capita. Capita, ad esempio, che i giocatori della stessa squadra mettano da parte l’individualismo e lavorino per l’obiettivo comune. Oppure che durante un terremoto le persone diventino solidali e collaborino tra loro per la salvezza comune. Ma in condizioni di “pace”, ossia di stress non eccezionale, le fortissime pressioni biologiche verso il successo individuale assai raramente combaciano con le necessità della sopravvivenza del gruppo. E quindi non ci resta che far conto su noi stessi. Sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una novità dell’epoca moderna.&lt;br /&gt;Il valore di questo non fare affidamento sulla disponibilità di ciò che per definizione ci è indisponibile, ossia la volontà e le capacità altrui, io lo chiamo indipendenza, mutuando la parola proprio da quel concetto di indipendenza che ispirò l’azione dei patrioti delle rivoluzioni e dei risorgimenti successivi all’Illuminismo.&lt;br /&gt;La Costituzione degli Stati Uniti è interamente costruita sull’idea dell’indipendenza. Disegna un’ articolazione istituzionale particolarmente complessa al solo scopo di far sì che ogni potere pubblico sia costantemente controllato ed ogni sua azione attentamente vagliata. I patrioti della Rivoluzione Americana non amavano il concetto di stato, non si fidavano dello stato, poiché avevano alle proprie spalle un mondo in cui lo stato era prevalentemente origine e veicolo di violenza, sopraffazione, atrocità e oppressione. Perciò, non fecero in tempo neppure ad approvarla, la Costituzione, che sentirono il bisogno di emendarla con una norma che legittimava il possesso delle armi per tutti i cittadini. Si tratta di una norma oggi molto controversa, che molti spiegano solo con le esigenze della guerra contro gli inglesi e considerano origine di gravi problemi sociali. Ma in realtà quell’emendamento serviva a negare allo stato il monopolio della violenza, garantendo al popolo il diritto ad un’estrema difesa contro le sempre possibili deviazioni autocratiche del potere pubblico.&lt;br /&gt;Anche i patrioti del nostro Risorgimento compresero bene il valore storico ed esistenziale dell’indipendenza. Capirono la cosa più semplice che a questo mondo un uomo dovrebbe capire e cioè che i miei interessi sono soltanto miei e sono lasciati alle mie cure e a quelle di nessun altro. Capirono che questa basilare regola morale andava applicata anche a quei particolari organismi individuali che sono le nazioni e che, pertanto, la nazione italiana, il popolo italiano non avrebbe mai avuto la possibilità di prendersi cura di se stesso, dei propri interessi, del proprio sviluppo fino a che sarebbe rimasto in condizioni di sottomissione e dipendenza rispetto ad altri stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indipendenza politica è un valore abbastanza assodato, anche se oggi scarsamente compreso nel suo sviluppo storico, scarsamente frequentato dalla retorica politica e soprattutto scarsamente coniugato nei propri significati più pregnanti e attuali. Di tanto in tanto nel dibattito pubblico si sottolinea l’importanza per un paese strutturalmente fragile come l’Italia di irrobustire la propria indipendenza energetica, per ridurre il margine di ricatto che sulle nostre scelte politiche possiedono stati esteri (come la Russia, l’Algeria, la Libia, il Kazakistan) retti da gruppi di potere che somigliano più a clan mafiosi che a governi istituzionali. Ma, nell’insieme, il riferimento all’indipendenza è aneddotico e superficiale e, soprattutto, relativo a dinamiche inter-statuali. Mentre un altro tipo di indipendenza dovrebbe preoccuparci: quella dell’individuo, della vita individuale e della mente individuale dai condizionamenti messi in atto con strategica lucidità ed imponente spiegamento di risorse da ciò che – con una formula, se si vuole, banale, abusata, generica e quindi potenzialmente qualunquista – definisco in prima approssimazione &lt;em&gt;il sistema.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Non credo e non ho mai creduto all’esistenza dei signori del mondo, di un’articolazione organizzata ed autocosciente di centri di potere che coordinano i propri sforzi per tenere sotto controllo le moltitudini. Il mito del “re del mondo” e dei governi occulti è solo una versione intellettualmente adulta di miti infantili come il mammone o il babau. Credo però che negli ultimi diciannove anni, cioè dai giorni della dissoluzione dei regimi comunisti dell’est europeo, si sia determinata una progressiva convergenza e sovrapposizione tra gli interessi di numerosi gruppi e piani di potere che ha dato luogo alla massiccia campagna di terrore che rappresenta il segno della vita sociale di massa nell’attuale civiltà globalizzata. Individuo genericamente questi gruppi di potere in tutti quegli aggregati di interessi, più o meno organizzati e consapevoli, che hanno nella paura, nel mito del nemico, nell’arruolamento fideistico delle masse, nell’alimentazione artificiale di uno stato di tensione emotiva diffusa, la principale risorsa per la propria perpetuazione e per il proprio accrescimento. Sempre in prima approssimazione e senza pretendere di fare un elenco esaustivo, annovero tra questi gruppi: l’establishment politico conservatore americano, l’establishment politico progressista europeo, le compagnie petrolifere, le multinazionali farmaceutiche, i network televisivi, l’industria cinematografica, le mafie, la rete internazionale del mondo della ricerca scientifica pubblica e privata. Tutti questi centri di snodo e articolazione del potere pubblico condividono oggi  l’interesse a mantenere e ad accrescere lo stato di paura in cui versa l’opinione pubblica della civiltà globalizzata. Il sistema di relazioni e sovrapposizioni che connette tra loro questi centri è estremamente complesso e conto di soffermarmici un po’ nei prossimi post di questo mio diario pubblico. Per adesso vorrei solo focalizzare l’attenzione sui modi perversi in cui la filiera della comunicazione di massa che origina dal mondo della scienza organizzata e termina nei network informativi comprime l’indipendenza degli individui. E vorrei farlo in un modo coscientemente non rigoroso, rapsodico e privo di sistematicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la scienza proceda per tentativi ed errori è un fatto noto. Che la scienza proceda anche per falsificazioni, imbrogli, forzature e chiusure dogmatiche è un fatto meno noto ma altrettanto importante. Che la scienza sia oggi un’enorme industria con milioni di occupati e migliaia di miliardi di dollari di finanziamenti e che quindi questi occupati siano potentemente condizionati nell’orientamento, nella determinazione e nella comunicazione dei propri risultati, dalla necessità di perpetuare la propria condizione e i propri interessi individuali, è un fatto su cui la scienza stessa preferisce non riflettere e di cui l’opinione pubblica non si cura. E ciò sebbene le risoluzioni dell’industria scientifica condizionino oggi in modo enorme l’allocazione delle risorse globali, le dinamiche dei mercati globali e quindi il destino e il benessere delle masse.&lt;br /&gt;Di famose ed innocue bufale scientifiche oramai sono pieni i siti internet. È un altro modo per depotenziare la riflessione su come l’industria scientifica sottragga indipendenza e libertà di scelta nell’autodeterminazione della sorte dei popoli.&lt;br /&gt;Leggendo qua e là potrete scoprire che gli spinaci non contengono affatto più ferro della lattuga o di altre pianticelle simili e che la leggenda alla base del personaggio di Bracciodiferro nacque da un errore di trascrizione nei dati di una ricerca scientifica: fu aggiunto uno zero per sbaglio e la quantità di ferro rilevata negli spinaci si moltiplicò per dieci, per la gioia di tutti i produttori del simpatico ortaggio.&lt;br /&gt;Potrete scoprire anche che Schiapparelli non vide alcun canale su Marte, che “l’uomo di Piltdown” – celebre anello mancante nella catena evolutiva che porta dalla scimma all’uomo – fu costruito con pezzi di ossa appartenenti per l’appunto a una scimmia e a un uomo, oppure che la notizia di un innesto di geni di pesce in certe fragole per renderle resistenti al gelo fu inventata di sana pianta da un idiota. Se osate andare un po’ più in là, potete scoprire anche che la genetica è nata dalle intuizioni di un prete (Mendel), il quale per dimostrare ciò di cui era incrollabilmente convinto falsificò senza ritegno i dati dei suoi esperimenti; oppure che il metodo scientifico è stato compiutamente elaborato da un tale (Newton) che mostrò sin dall’infanzia pericolose tendenze psicotiche e antisociali, a dieci anni provò a dare fuoco alla casa dei suoi genitori e dedicò solo il dieci per cento del proprio tempo e delle proprie opere a cose come la gravitazione dei corpi e l’ottica, impegnando il restante novanta per cento nella ricerca della pietra filosofale e negli incantesimi per l’evocazione dei demoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema non sono naturalmente le piccole o grandi bufale. Il problema è che la scienza non è altro che una rappresentazione della realtà, un modo come un altro di organizzare le informazione che riceviamo da tutto ciò che eccita i nostri sensi e la nostra attività mentale. La differenza tra la scienza e gli altri modi di rappresentare la realtà consiste nel fatto che le affermazioni scientifiche sono considerate tali solo se rispondono a determinati requisiti, tra i quali quello di poter essere verificate da chiunque in maniera sperimentale, di essere fondate su deduzioni logiche formalmente ineccepibili e di essere sempre falsificabili ossia tali, per loro stessa natura, da poter essere dimostrate false da un esperimento che le contraddica. Il sistema delle affermazioni scientifiche, più o meno organicamente coordinato a seconda degli ambiti di indagine, è concepito sempre come una rappresentazione approssimata di ciò che è il reale e, dunque, è intrinsecamente sottoposto a tensioni che portano a correggerlo, rivederlo, modificarlo in maniera incessante. Il &lt;em&gt;movimento&lt;/em&gt;, il movimento di un’attività di esplorazione e di revisione critica dei risultati di questa stessa esplorazione, che non conosce limiti e cessazioni, è la vera natura della scienza, come ogni scienziato dovrebbe sapere. La verità (qualuque cosa si possa mai intendere con questa parola) non è per definizione il problema della scienza. Perciò il condizionamento della scienza sulle scelte politiche, economiche, comportamentali della massa dovrebbe sempre avvenire nell’ambito entro cui le affermazioni scientifiche possono per loro stessa natura rivendicare validità. Assumere una qualsiasi affermazione scientifica a guida delle proprie scelte dovrebbe richiedere sempre un atto di rigorosa indipendenza nella valutazione del suo livello di approssimazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che ha caratterizzato l’evoluzione della scienza negli ultimi decenni è stata invece la creazione e il consolidamento di un sistema di feedback tra il mondo della ricerca, gli interessi economici di alcuni grandi settori industriali e l’opinione pubblica, che ha orientato sempre più il sapere scientifico (soprattutto nella sua forma &lt;em&gt;vulgata&lt;/em&gt; e di massa) verso una sconcertante cultura del terrore e della dipendenza.&lt;br /&gt;Siamo stati negli anni così convinti di essere sotto l’assedio di orribili minacce (epidemie, sconvolgimenti climatici, inquinamento ambientale, catastrofi imprevedibili, ecc…) da sentirci inconsciamente e compulsivamente spinti a consegnare pressochè tutte le nostre scelte agli specialisti, a queste nuove figure genitoriali di un’umanità sempre meno indipendente. Siamo stati persuasi che la dimensione dei nostri problemi è assolutamente enorme, inaudita, che siamo di fronte a sfide mai viste, che ad ogni passo sia in gioco sempre il tutto per tutto e che quindi, noi poveri uomini medi non abbiamo né potremmo mai avere i mezzi anche solo per comprendere ciò che ci minaccia e dunque dobbiamo per il nostro bene affidarci alle risoluzioni di chi invece comprende e ha i mezzi per risolvere le questioni.&lt;br /&gt;Perché se il problema è quello di far crescere un po’ di ortaggi anche in inverno, qualunque contadino con un po’ di cervello può escogitare una soluzione; ma se il problema è quello di far fronte ad una glaciazione improvvisa o a incontrollabili calamità naturali, allora solo gli scienziati e i loro esecutori, cioè i politici (che di scienza normalmente non capiscono niente ma amano mostrare il contrario), possono salvarci.&lt;br /&gt;Perché se il problema è curarsi dalla bronchite o dalle setticemie da parto, allora la ricerca empirica e a basso costo sulle muffe delle arance condotta negli anni ’30 basta e avanza a darci la soluzione (penicillina); ma se invece il problema è l’AIDS, o meglio un’&lt;em&gt;epidemia&lt;/em&gt; di AIDS, incontenibile, devastante, che ci minaccia fin nei più intimi recessi della nostra intimità, allora le misure ordinarie non bastano più, &lt;em&gt;noi&lt;/em&gt; non bastiamo più a noi stessi e l’apparato industriale della ricerca diventa &lt;em&gt;indispensabile&lt;/em&gt; e bisogna destinare miliardi di dollari a fondazioni e istituti di ricerca perché ci salvino da questo flagello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il punto è che la quasi totalità delle teorie “scientifiche” che oggi condizionano pesantemente l’allocazione delle risorse economiche, il direzionamento dei finanziamenti, i consumi di massa, le scelte di politica industriale, l’occupazione e gli equilibri geopolitici mancano dei crismi più basilari della scientificità e vengono imposte ad un’opinione pubblica terrorizzata e dipendente come verità (ossia come ciò che di più antiscientifico si possa immaginare) sotto la minaccia di una condanna di immoralità e sconsideratezza.&lt;br /&gt;Perché se dici che i soldi destinati alla ricerca sull’AIDS sono soldi destinati solo a sostenere un apparato inutile e a consolidare la fede in una teoria insensata, sei un pazzo nemico dell’umanità. Perché &lt;em&gt;lo sanno tutti&lt;/em&gt; che l’AIDS è causato dal virus HIV e che quindi bisogna trovare una cura per distruggere quel virus. &lt;em&gt;Lo sanno tutti&lt;/em&gt;, anche se:&lt;br /&gt;&gt; non esiste al mondo, dopo quasi trent’anni di ricerca in questo settore, un solo fetentissimo articolo scientifico che porti una sola fetentissima prova sperimentale a sostegno dell’idea che il virus HIV causi l’AIDS;&lt;br /&gt;&gt; né Montagnier, né Gallo né nessuno degli altri guru dell’industria AIDS ha mai pubblicato un solo articolo su una rivista scientifica in cui si dimostra la tesi che sposta miliardi di dollari ogni anno;&lt;br /&gt;&gt; tutto ciò che si sostiene scientificamente è che in alcuni pazienti affetti da AIDS sono stati trvate tracce di una &lt;em&gt;precedente&lt;/em&gt; infezione da parte di un agente patogeno che &lt;em&gt;probabilmente&lt;/em&gt; era HIV;&lt;br /&gt;&gt; la presenza di anticorpi contro determinati virus è però clinicamente interpretata come segno di malattie precedenti e non di malattie in corso, e dimostra quiandi piuttosto che il virus è stato sconfitto dall’organismo;&lt;br /&gt;&gt; sono stati trovati gli stessi anticorpi dell’HIV in individui assolutamente sani.&lt;br /&gt;Per che cosa stanno combattendo allora i ricercatori dell’Istituto Pasteur e quelli dell’NIH? Per trovare la cura di una malattia o per difendere i loro conti in banca? Quello che è sicuro è che l’OMS considera AIDS &lt;em&gt;più di 30 malattie&lt;/em&gt; se queste risultano connesse a un risultato positivo al test dell’HIV. Ma queste stesse malattie non vengono definite AIDS se non si individuano gli anticorpi! Ossia: se un uomo positivo al test HIV sviluppa un tumore questo viene definito AIDS, mentre se non è positivo allora ha un tumore e basta; se un bambino hiv-positivo prende la tubercolosi, si dice che ha l’AIDS, mentre se è negativo al test, si dice che ha la tubercolosi e basta. Capite, quindi, cos’è l’AIDS? Se vivete in Kenya o in Zaire, dove fare il test per l’HIV è troppo costoso, e vi trovano una delle 30 malattie annoverate tra i sintomi dell’AIDS, i medici &lt;em&gt;presumeranno&lt;/em&gt; che voi abbiate gli anticorpi e quindi l’AIDS. In questo modo potrete essere curati gratuitamente in una clinica dell’OMS (che magari è l’unico presidio ospedaliero dalle vostre parti). Con questo meccanismo si arriva a sostenere che i malati di AIDS in Africa e nel mondo sono diverse decine di milioni e che la malattia  è in continua diffusione: da un lato si consente a paesi poverissimi di accedere a cure mediche gratuite messe a disposizione dai governi degli epuloni occidentali, terrorizzati dall’epidemia, e dall’altro si giustificano i pazzeschi investimenti in una ricerca medica priva di senso. Questo è ciò che intendo quando parlo di convergenza di interessi a scapito dell’indipendenza del pensiero.&lt;br /&gt;Io non sono un esperto di microbiologia. La questione, però, non è la microbiologia, ma la scientificità delle asserzioni scientifiche sulla base delle quali si sposta la ricchezza nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dall’inizio degli anni ’80 gli scienziati cominciarono a parlarci del buco dell’ozono, ossia della rilevazione di un certo assottigliamento della fascia di ozono nell’atmosfera su alcune regioni dell’emisfero australe. Poi cominciarono a sostenere che questo assottigliamento avrebbe causato spaventosi danni all’ambiente e una diffusione epidemica dei cancri alla pelle. Poi dissero che la causa del problema erano le immissioni di cloro-fluoro-carburi nell’atmosfera. Poi convinsero i governi e l’opinione pubblica che bisognava assolutamente fermare la produzione di CFC e sostituire queste sostanze con altre sostanze meno dannose. E tutti noi allora smettemmo di comprare bombolette spray e cominciammo a sentirci in colpa ogni volta che mettevamo in funzione il condizionatore.&lt;br /&gt;Stiamo parlando di un’operazione che ha movimentato miliardi e miliardi di dollari, che ha determinato il fallimento di alcune imprese e l’arricchimento di altre, che ha cambiato gli stili di consumo di milioni di persone e ha contributo non poco alla diffusione dello stato di panico mondiale in cui viviamo (perché se convinci la gente che i loro bambini non possono stare molto sotto il sole sennò rischiano di beccarsi malattie innominabili e incurabili, qualche effetto sociologico lo produci…).&lt;br /&gt;Tutto questo senza che nessuno si preoccupasse di approfondire gli aspetti scientifici della faccenda e di scoprire, ad esempio, che:&lt;br /&gt;&gt; il rilevamento dei dati circa la stessa esistenza dell’assottigliamento della fascia di ozono è stato sempre molto problematico e oggetto di controversie;&lt;br /&gt;&gt; si consideravano &lt;em&gt;prove&lt;/em&gt; di questo assottigliamento i dati circa l’aumento delle malattie tumorali della pelle, commettendo il più classico e banale degli errori logici, quello cosiddetto dell’ “affermazione del conseguente” [mi spiego, il ragionamento era più o meno questo: la diminuzione dell’ozono aumenta le radiazioni UV che arrivano al suolo; l’aumento delle radiazioni UV provoca l’aumento del cancro alla pelle; rileviamo un aumento del cancro alla pelle, &lt;em&gt;quindi&lt;/em&gt;… c’è il buco dell’ozono! L’errore consiste nel fatto che se A implica B, da ciò non discende affatto il contrario e l’aumento dei cancri alla pelle può benissimo dipendere dalla moda della tintarella che cinquant’anni fa non era un fenomeno di massa o da cento altre ragioni];&lt;br /&gt;&gt; nonostante la stragrande maggioranza delle emissioni di CFC avvenisse nell’emisfero boreale, il buco era stato rilevato nell’emisfero australe, sebbene le rimescolazioni tra l’atmosfera dei due emisferi siano provatamente irrisorie;&lt;br /&gt;&gt; non esiste un modello climatico che fornisca una spiegazione pienamente attendibile di come i gas CFC, che sono tra i più pesanti tra quelli che compongono l’atmosfera, avessero potuto concentrarsi nelle fasce più alte dell’atmosfera stessa e consumare l’ozono;&lt;br /&gt;&gt; esistono invece modelli climatici che spiegano bene l’assottigliamento della fascia di ozono come un fenomeno naturale legato alla dinamica del clima terrestre e alle correnti che non consumerebbero l’ozono della stratosfera ma bensì lo sposterebbero continuamente da un’area all’altra.&lt;br /&gt;Un’altra piccola cosa che non tutti sanno a proposito del buco dell’ozono è che negli stessi anni in cui gli istituti di ricerca prendevano soldi per dimostrare la nocività dei CFC, scadeva il brevetto del freon, ossia del più diffuso tra gli CFC. Qualcuno dovette pensare bene che permettere a tutti di produrre il freon senza pagare diritti, avrebbe distrutto uno dei più floridi monopoli dell’economia moderna e che invece ben più redditizio sarebbe stato far bandire del tutto la produzione dei CFC e indurre i governi ad imporne la sostituzione con nuovi prodotti innocui, freschi freschi di brevetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lista di queste operazioni para-criminali determinate dalla convergenza di interessi tra una scienza sempre meno scientifica, interessi industriali potentissimi e un’opinione pubblica rimbecillita e terrorizzata dalla tivvù, potrebbe continuare per un bel po’. Magari in un prossimo futuro mi divertirò a raccontarvi la storia del ddt e di un miliardo di uomini uccisi dalla malaria per la messa al bando di uno dei prodotti insetticidi più innocui e intelligenti mai realizzati; oppure la storia del meteorite che non causò mai l’estinzione dei dinosauri; oppure la storia dell’aumento delle catastrofi naturali che non sono mai aumentate; oppure la favola delle api killer o delle zanzare tigre o di altre creature immaginarie. Oppure potrei raccontarvi dell’influenza aviaria e di come si combatte dall’Europa una guerra commerciale contro le liberalizzazioni del mercato globale. Oppure potrei spiegarvi come si fa a misurare l’aumento del livello dei mari (che sarebbe come misurare l’altezza di un bambino di quattro anni volendo segnare una lineetta sul muro e farlo però mentre saltella e corre per tutta la casa) o l’estinzione delle specie. Oppure potremmo parlare della mia toeria preferita, quella del surriscaldamento globale, che ci dice che se i cinesi e gli indiani (per non parlare degli africani) si metteranno a mangiare più carne, si romperanno le palle delle biciclette e vorranno comprarsi una macchina, allora il mondo finirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra tutte le creature del buio e del male evocate dalla moderna scienza alla Chicken Little (ma non era piuttosto la stregoneria che evocava i demoni?) ho notato che quella che suscita le maggiori antipatie è McDonald, a cui si attribuiscono davvero nefandezze di ogni genere. Anche a me McDonald è antipatico, ma soltanto perché i suoi hamburger non sono mai come li vedi nelle foto pubblicitarie e sono decisamente più piccoli e meno saporiti di quelli di Burger King. Il fatto che McDonald riesca però a sorpavvivere all’incredibile serie di aggressioni mediatiche che riceve e che sia riuscito ad aprire oltre 36.000 ristoranti in tutto il mondo, nei quali riesce a vendere a popolazioni diversissime e dalle tradizioni alimentari più disparate lo stesso identico menù cucinato con gli stessi identici ingredienti, dal mio punto di vista vuol dire solo che quelli di McDonald hanno compreso e conoscono qualcosa sulla natura umana che ai più evidentemente sfugge. Bisognerebbe dargliene atto e metterseli a studiare con rispetto e curiosità.&lt;br /&gt;Invece qualche tempo fa  ho visto un film in cui un tizio, per dimostrare quanto fosse nociva alla salute umana la cucina di McDonald, è andato in quei locali per un mese di seguito 3 volte al giorno a mangiare il loro menù formato gigante. Mi ripeto per farvi capire meglio: questo tizio è andato da McDonald &lt;em&gt;tutti i giorni per 30 giorni, 3 volte al giorno&lt;/em&gt;, ed ha ordinato e ingurgitato un BigMac gigante (quello con 3 hamburgeroni e non so quanta altra roba), una porzione di patatine da 250g e un bicchierone di cocacola da 2 litri. Alla fine dell’esperimento stava morendo e rischiava un trapianto di fegato e da ciò ritiene di aver dimostrato che mangiare da McDonald fa male.&lt;br /&gt;Ora, io non so quanti siano quelli che hanno in effetti apprezzato il talento scientifico di questo mongoloide, però la mia curiosità sarebbe quella di vederlo compiere altri 2 esperimenti analoghi. Mi piacerebbe vederlo andare 3 volte al giorno nella più semplice e schietta pizzeria napoletana e mangiarsi una semplice pizza margherita (la sana dieta mediterranea). Il mio quesito scientifico sarebbe questo: riuscirebbe ancora a cacare dopo 6 giorni o dovrebbero ricoverarlo d’urgenza per la rimozione di un tappo fecale?&lt;br /&gt;Inoltre mi piacerebbe vedere lo stesso tizio comprare delle semplicissime bottiglie di acqua naturale da 2 litri e bersene 2 alla mattina, 2 al pranzo e 2 alla sera per 30 giorni. Non credo che riuscirebbe a sopravvivere al decimo o all’undicesimo giorno, ma gli potrebbero assegnare il nobel alla memoria per aver dimostrato che l’acqua naturale è una sostanza letale per l’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che fine hanno fatto il rigore scientifico, la razionalità, il semplice buon senso? Possibile che la nostra paura ci abbia scollegati da noi stessi al punto che dobbiamo farci dire da qualcun altro come mangiare, come dormire, come bere, quante volte fare l’amore, come affrontare il raffreddore e la diarrea e se sia moralmente giusto accendere l’aria condizionata quando fa caldo? Possibile che il controllo dello stato sull’individuo, del sistema sull’individuo, che la compressione e la mortificazione dell’indipendenza individuale siano arrivati già a questo punto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;[continua…]&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-2791603266805443644?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/2791603266805443644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=2791603266805443644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2791603266805443644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2791603266805443644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/09/indipendenza-leconomia-del-terrore-1.html' title='Indipendenza  -  [L&apos;economia del terrore - 1]'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-633597730941196876</id><published>2008-05-13T01:06:00.000-07:00</published><updated>2008-05-13T01:14:01.427-07:00</updated><title type='text'>Informazione civile</title><content type='html'>Ho il piacere e l'onore di esprimere finalmente la mia opinione sull'omuncolo travaglio e sul suo becero modo di spacciare illazioni e qualunquismo per giornalismo di inchiesta citando per intero il bellissimo articolo di Giuseppe D'Avanzo pubblicato su &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; stamattina.&lt;br /&gt;A tutti coloro che, pur provenendo da un retaggio culturale e politico di sinistra, ancora (misteriosamente) si attardano a prestare attenzione al nuovo circo mediatico che alimenta le nevrosi della "nuova" sinistra qualunquista-giustizialista, propongo di pensare, ogniqualvolta capita loro di prestare orecchio alle volgarità dei vari travagli e santori e peppegrilli di questi ultimi mesi, se le stesse cose avrebbero mai potuto pronunciarle e proporle Andrea Barbato o Sergio Zavoli, che pure del giornalismo di inchiesta e di alto profilo civile sono stati maestri in questo paese.&lt;br /&gt;Ecco l'articolo di D'Avanzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La lezione del caso Schifani&lt;br /&gt;di GIUSEPPE D'AVANZO&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E' utile ragionare sul "caso Schifani". E - ancora una volta - sul giornalismo d'informazione, sulle "agenzie del risentimento", sull'antipolitica. Marco Travaglio sostiene, per dirne una, che fin "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e protesta: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto". Gli appare sufficiente quel rapporto lontano nel tempo - non si sa quanto consapevole (il legame tra i due risale al 1979; soltanto nel 1998, più o meno venti anni dopo, quel Mandalà viene accusato di mafia) - per persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia. Che il nostro Paese, anche nelle sue istituzioni più prestigiose, sia destinato a essere governato (sia governato) da uomini collusi con Cosa Nostra. Se si ricordano queste circostanze (emergono da atti giudiziari) è per dimostrare quanto possono essere sfuggenti e sdrucciolevoli "i fatti" quando sono proposti a un lettore inconsapevole senza contesto, senza approfondimento e un autonomo lavoro di ricerca. E' un metodo di lavoro che soltanto abusivamente si definisce "giornalismo d'informazione". Le lontane "amicizie pericolose" di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002 (da Enrico Bellavia). In quell'anno furono riprese dall'Espresso (da Franco Giustolisi e Marco Lillo). Nel 2004 le si potevano leggere in Voglia di mafia (di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, Carocci). Tre anni dopo in I complici (di Lirio Abbate e Peter Gomez, Fazi). Se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato non è per ottusità, opportunismo o codardia né, come dice spensieratamente Travaglio a un sempre sorridente Fabio Fazio, perché l'agenda delle notizie è dettata dalla politica ai giornali (a tutti i giornali?).&lt;br /&gt;Non se n'è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun - ulteriore e decisivo - elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent'anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso. I filosofi ( Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il "giornalismo dei fatti" ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov'è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: "Non abbiamo mentito" (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris). Si può allora dire che Travaglio è sincero con quel dice e insincero con chi lo ascolta. Dice quel che crede e bluffa sulla completezza dei "fatti" che dovrebbero sostenere le sue convinzioni. Non è giornalismo d'informazione, come si autocertifica. E', nella peggiore tradizione italiana, giornalismo d'opinione che mai si dichiara correttamente tale al lettore/ascoltatore. Nella radicalità dei conflitti politici, questo tipo di scaltra informazione veste i panni dell'asettico, neutrale watchdog - di "cane da guardia" dei poteri ("Io racconto solo fatti") - per nascondere, senza mai svelarla al lettore, la sua partigianeria anche quando consapevolmente presenta come "fatti" ciò che "fatti", nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere considerati (a meno di non considerare "fatti" quel che potrebbero accusare più di d'un malcapitato). L'operazione è ancora più insidiosa quando si eleva a routine. Diventata abitudine e criterio, avvelena costantemente il metabolismo sociale nutrendolo con un risentimento che frantuma ogni legame pubblico e civismo come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro ("Se anche la seconda carica dello Stato è oggi un mafioso..."). E' un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde. E' un sistema che indebolisce le istituzioni. Che attribuisce abitualmente all'avversario di turno (sono a destra come a sinistra, li si sceglie a mano libera) un'abusiva occupazione del potere e un'opacità morale. Che propone ai suoi innocenti ascoltatori di condividere impotenza, frustrazione, rancore. Lascia le cose come stanno perché non rimuove alcun problema e pregiudica ogni soluzione. Queste "agenzie del risentimento" lavorano a un cattivo giornalismo. Ne fanno una malattia della democrazia e non una risorsa. Si fanno pratica scandalistica e proficuamente commerciale alle spalle di una energica aspettativa sociale che chiede ai poteri di recuperare in élite integrity, in competenza, in decisione. Trasformano in qualunquismo antipolitico una sana, urgente, necessaria critica alla classe politico-istituzionale. Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi - nell'opposizione - ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni. (13 maggio 2008)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Letto, apprezzato, sottoscritto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-633597730941196876?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/633597730941196876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=633597730941196876' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/633597730941196876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/633597730941196876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/05/informazione-civile.html' title='Informazione civile'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-4110141890088251051</id><published>2008-05-02T02:42:00.000-07:00</published><updated>2008-05-02T02:55:35.090-07:00</updated><title type='text'>Già detto</title><content type='html'>Ora che il disastro è completo possiamo fare qualche considerazione riassuntiva sulla vicenda che si è aperta 4 mesi fa con la crisi di governo e che è terminata in questi giorni con l’elezione di un fascio - che nel ’94 si vantava ancora di “saper usare le catene” - a presidente della Camera dei Deputati di una Repubblica fondata dalla resistenza antifascista, e di un altro fascio - che porta ancora al collo una collanina con la croce celtica perché dice che in nome di quel simbolo “sono morti tanti giovani” - a sindaco della capitale di quella stessa repubblica.&lt;br /&gt;Mi sento un po’ come uno che si risveglia dal coma dopo qualche anno e trova il mondo intorno a lui pazzescamente mutato. Sembra che sia passata una vita ma in realtà sono solo pochi mesi da quando in questo paese il dibattito pubblico aveva all’ordine del giorno le liberalizzazioni del mercato, gli interventi per incentivare la produzione energetica con fonti sostenibili, i diritti civili delle coppie di fatto, il nuovo trattato sull’Unione Europea e la riforma del sistema dell’università e della ricerca. Queste parole suonano già come echi di un mondo remoto e trascorso, ora che in tivvù non si fa altro che parlare di stupri nelle stazione del metrò, di peppegrillo e dei caroselli tutti tricolore e saluto romano con i quali i fasci della capitale hanno festeggiato la loro fuoriuscita dalle fogne in cui &lt;em&gt;giustamente&lt;/em&gt; erano stati segregati negli ultimi sessant’anni.&lt;br /&gt;Bè, che ci vogliamo fare, con chi ce la vogliamo pigliare, sono cose che capitano…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saranno pure cose che capitano ma io, che sono un vecchio bisbetico brontolone a cui non sta mai bene niente, proprio non ce la faccio a prenderla con filosofia.&lt;br /&gt;Lasciamo da parte il risultato delle elezioni nazionali, frutto della congiunta imbecillità di un po’ tutto il quadretto dirigente del centrosinistra. Ma a Roma non ci voleva un cazzo a vincere! Bastava semplicemente candidare anche al comune un Nicola Zingaretti, cioè un giovane bravo in gamba pulito faticatore capace di dare effettivamente corpo alle aspettative di innovazione dell’elettorato, invece di imporre per l’ennesima volta un vecchio bellimbusto paraculo e clericale. Tutto qui. Lo hanno detto nel modo più esplicito possibile quelle decine di migliaia di elettori che hanno votato al primo turno delle comunali per le liste del centrosinistra, che hanno eletto al secondo turno Zingaretti e che nello stesso momento e nella medesima cabina hanno mandato affanculo rutelli e barrato il nome di alemanno. È del tutto lampante che chi – pur essendo manifestamente sostenitore del centrosinistra - ha scelto con così lucida determinazione di consegnare il governo della capitale ai fasci della garbatella si è imposto un atto di masochismo e di automortificazione che si comprende e si spiega solo con l'insopprimibile bisogno di liberarsi della gentaglia che usurpa la leadership delle forze democratiche di questo paese. Non c’è nient’altro. La campagna sull’insicurezza non c’entra assolutamente niente. La campagna ossessiva e martellante sulla criminalità urbana è servita a portare al voto gli elettori di centrodestra, tradizionalmente inerti e inclini al disimpegno, secondo un ben preciso e collaudato schema di marketing elettorale. Ma rutelli le elezioni non le ha perse per il voto di questi elettori. Le ha perse per il voto di quelle decine di migliaia di elettori del centrosinistra che consapevolmente hanno preferito tagliarsi il pisello pur di far dispetto alla moglie. Né più né meno, d'altronde, di ciò che avevano già fatto due settimane prima i milioni di lavoratori dipendenti che erano corsi a votare per la lega e per berlusconi soprattutto per il gusto di mandare a casa un centrosinistra che li aveva così nauseati.&lt;br /&gt;Ma naturalmente un’analisi simile non la sentirete mai fare in tivvù o sui giornali. Semplicemente perché nessuno nell’establishment si azzarderebbe a metterebbe in discussione la leadership di questi coglioni: né i coglioni stessi, che ovviamente vivono e tramano al solo fine della loro stessa inutile sopravvivenza; né tanto meno la teppaglia avversa, che ha tutto l’interesse a tenere in vita il più a lungo possibile i vari veltroni e rutelli, ben sapendo quanto sia più facile vincere su una cacchetta piuttosto che su uno statista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che gli elettori stabilmente di centrodestra sono felici di votare per la merda, perché sostanzialmente ci si identificano. Ma gli elettori di centrosinistra e quelli che oscillano di volta in volta da un campo all’altro facendo la differenza non sono invece disposti a tollerare mancanza di qualità da questa parte. Alle forze progressiste semplicemente si chiede di più che a quelle conservatrici. È così per definizione, è così in ogni paese del mondo. Per questo l’unica conclusione che andrebbe tratta da questa penosa vicenda elettorale sarebbe la necessità di un’epurazione radicale di tutta la &lt;em&gt;burokràtia&lt;/em&gt; del piddì. E invece ci tocca ancora sentire dichiarazioni che ci annunciano "rinnovati e più forti impegni" e "nuovi progetti per il futuro" da parte degli stessi stronzi che hanno perso e hanno mandato a puttane un’importante stagione riformista. Interpretano una lettera di licenziamento come un incoraggiamento a fare di più! Non ce la fanno proprio a prendere in considerazione l’idea che il futuro non è cosa che li riguardi più, che loro non c’entrano niente con ciò che l’Italia democratica e progressista vuole dalla sua parte politica.&lt;br /&gt;In tutti i paesi del mondo libero e civile la sconfitta significa abbandono della scena politica. Perché in Italia non è così? Perché tutti i meccanismi di selezione delle leadership politiche sono antidemocratici. Perché agli elettori è stato tolto il diritto di scegliersi i propri rappresentanti guardandoli bene in faccia in collegi uninominali e perché la vita interna dei partiti è paralizzata dal conformismo, dall’inerzia e dall’incultura dei &lt;em&gt;mili-tonti&lt;/em&gt; e gravemente drogata dalle cordate di potere, sottopotere e minuscoli interessi che tengono in vita le mummie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La qualità umana dei burocrati del centrosinistra è così bassa che davvero io non vedo vie d’uscita. Il senso di protervia che emana da tutte le pratiche di autotutela ed autoreplicazione messe in atto da questa gente è assolutamente nauseabondo. L’esempio peggiore, in quest'ultima tornata, non è stato secondo me neppure quello dato da veltroni e rutelli, che si saranno scambiati il posto incontrandosi di sfuggita in un corridoio e credendo di disporre delle istituzioni e delle candidature come della loro bottega. La figura più becera l'ha fatta anna finocchiaro. Da leader dei ds di Catania aveva ridotto il partito al 5% e per questo fu premiata con un posto in Senato. Dicevano che appariva bene in tivvù e allora la fecero capogruppo. Poi l’hanno candidata alle elezioni regionali in Sicilia ma solo dopo averle assicurato un superparacadute come capolista al Senato in Umbria. È riuscita nel non facile compito di portare la coalizione di centrosinistra in Sicilia al 30% dopo solo due anni che la stessa coalizione aveva raccolto il 45 ed, in cambio di questo grandioso risultato, invece di un sonoro calcio nel culo, ha ricevuto un nuovo premio: è stata ri-nominata un’altra volta capogruppo al Senato, per gentile concessione del capo-loft. Ma con questo tipo di persone che speranze può mai avere l’Italia democratica di vedersi rappresentata e di guidare il Paese? Non hanno la minima idea di che cosa sia la battaglia politica, non hanno la minima idea di che cosa siano lo spirito di servizio e il senso dell’impegno. Danno per scontate le sconfitte e accettano di candidarsi in elezioni difficili solo se nel frattempo qualcuno gli garantisce un posto alternativo. Non danno nessun valore ai risultati e ai giudizi degli elettori e trovano sempre il modo di perpetuare se stessi. So di essere controcorrente in questo mio giudizio ma anna finocchiaro ha dimostrato, a dispetto di tutta la sua telegenicità, di essere uno dei personaggi più squallidi dell’attuale gruppo dirigente del piddì e ha dimostrato nello stesso tempo che quelli che vengono cooptati dall’establishment e presentati come esponenti del "nuovo" non sono nient’altro che la brutta copia dei loro mentori, malati della stessa pochezza, vecchi ancor prima di nascere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia democratica e progressista potrà vedersi vincente in questo Paese solo quando riuscirà a farsi rappresentare da un gruppo dirigente che mostri di aver maturato la propria cultura politica nell’esperienza civile del lavoro e della partecipazione concreta alla vita della nazione e che riesca ad affermarsi in aperta ed inconciliabile rottura e contrapposizione con le macchiette di questa stagione politica.&lt;br /&gt;La nascita di una simile leadership richiede una gestazione collettiva, un impegno condiviso che deve cominciare subito, perché le sfide che il futuro prossimo ci riserva sono pesanti. Bisogna venir fuori dall’apatia e dall’autoreferenzialità e cominciare a rimettersi in gioco seriamente.&lt;br /&gt;Ma questo mi pare di averlo già detto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-4110141890088251051?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/4110141890088251051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=4110141890088251051' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4110141890088251051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4110141890088251051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/05/gi-detto.html' title='Già detto'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-2465209046517578827</id><published>2008-04-18T02:49:00.000-07:00</published><updated>2008-04-18T02:51:28.797-07:00</updated><title type='text'>Il primo passo</title><content type='html'>Il mio amico Massimo, che segue con attenzione questo blog (bontà sua), mi accusa di essere diventato un vecchio brontolone rompipalle a cui non sta mai bene niente. Il mio amico Massimo è un architetto. E un architetto è pure quel Fuxias che ieri sera, nel siparietto di Santoro, interrogando gli altri ospiti, ha dimostrato che non sapevano neppure chi fosse Cicerone e che l’algebra era stata introdotta in Europa nel 1200 e che per questo, ossia per la grave ignoranza del popolo italiano, la sinistra aveva perso le elezioni. In effetti, suo malgrado, il clown inconsapevole Fuxias ieri sera ha &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; dimostrato perché la sinistra (in particolare quella del suo grande amico bertinotti) è stata cancellata definitivamente dalla scena politica. Ecco, uno dei motivi per i quali sbraito da questo blog come un vecchio brontolone è proprio il fatto di vedere il termine sinistra (qualunque cosa esso denoti) associato in tv a questi scaramacai falliti, ai diliberto, ai bertinotti, ai marcotravaglio, ai dariofò e giù giù fino appunto ai vauro e ai Fuxias.&lt;br /&gt;(Lo so che Fuxias si scrive Fuksas, ma scritto a modo mio evoca di più l’idea del cabaret e della paglietta, insomma mi sembra più adatto, come nome d’arte, a un così roboante erede di Ciccio Formaggio…).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il mio amico Massimo è un architetto e questo, obiettivamente, ogni volta che Fuxias appare in tv, lede un po’ la sua onorabilità. Ma naturalmente il mio amico Massimo è persona seria e intelligente (non foss’altro che perché è amico mio) e quindi la sua accusa di brontoloneria la devo e la voglio prendere sul serio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero: sono stanco, avvilito, nervoso, pieno di rabbia e di malanimo come quei vecchi brontoloni rompipalle che, inascoltati, si lamentano della decadenza dei tempi seduti nel bar e finiscono per suscitare in chi li ascolta soltanto fastidio. Un po’, mi viene da pensare, come il corvaccio nero di &lt;em&gt;Uccellacci e uccellini&lt;/em&gt;, pieno di ragioni e di ragionamenti, ma che alla fine viene giustamente arrostito da Totò e Ninetto, che non ne possono più della sua petulanza. Il corvaccio, però, era l’allegoria della saccenteria e dell’astrattezza degli intellettuali marxisti degli anni sessanta, che non comprendevano la natura e i mutamenti del popolo a cui si rivolgevano. A me, invece, non sembra di essere né saccente né astratto. Incazzato sì, ma, direi, davvero molto in sintonia con la realtà degli umori, delle aspettative e delle dinamiche che si agitano nel popolo italiano, esattamente al contrario di quella “sinistra” contro cui mi scaglio (controllando l’ira con sempre maggiore difficoltà, è vero) e che il mio amico Massimo, inconsciamente, un po’ vorrebbe proteggere da queste invettive.&lt;br /&gt;Le mie urla esprimono frustrazioni e, dunque, per definizioni sono inefficaci e inutili. Ma sono anche tutto ciò che mi resta da quando l’ambiente della politica militante è diventato così impraticabile ed umanamente repellente da costringermi alla rinuncia e all’abiura di ogni forma di impegno diretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono convinto che sia ormai il tempo di passare dai blog alla presenza organizzata. Che sia il tempo di togliere quel patrimonio di consenso e di attivismo che si chiama sinistra italiana dalle mani degli stronzi che oggi lo amministrano in maniera così becera, vomitevole e infruttifera. Che sia il tempo di andare a seminare nel paese e nei luoghi della politica organizzata la possibilità di una rigenerazione vera e che a questo lavoro di semina dovrebbero sentirsi chiamati proprio i vecchi brontoloni come me, quelli che se li stanno a sentire e quelli come il mio amico Massimo, meno brontolanti forse, ma altrettanto convinti che avanti così non si possa andare.&lt;br /&gt;Si tratta di venir fuori dalla dispersione, dalla disunione e dall’isolamento per mettere in circuito le energie e moltiplicarle. Passare dall’inerzia al movimento è ciò che richiede lo sforzo maggiore ma, una volta mosso il primo passo, gli altri verranno naturali e semplici.&lt;br /&gt;Allora, dove ci incontriamo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-2465209046517578827?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/2465209046517578827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=2465209046517578827' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2465209046517578827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2465209046517578827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/04/il-primo-passo.html' title='Il primo passo'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-7974257625477371961</id><published>2008-04-15T03:25:00.000-07:00</published><updated>2008-04-16T03:33:59.199-07:00</updated><title type='text'>Loft</title><content type='html'>Resto ogni volta ammirato dalla saggezza con cui il popolo italiano si esprime il giorno delle elezioni. Certo, sono preoccupato dalla prospettiva di trascorrere altri cinque interminabili anni all’ombra del terzo governo berlusconi, ma non posso fare a meno di salutare i risultati elettorali come un inaspettato e positivo balzo in avanti sulla strada della modernizzazione del sistema politico. Epurato di tutti i comunisti, di tutti i fascisti e della marmaglia trasformista delle listucole clientelari di centro, il prossimo parlamento, diviso in cinque o sei gruppi ampiamente rappresentativi, somiglierà molto di più ad un parlamento europeo di dopo la caduta del muro di Berlino di quanto abbia mai fatto finora.&lt;br /&gt;Non riesco a trattenere la mia personale immensa soddisfazione nel vedere tutti i pecorariscani, i bertinotti, i diliberti, i cossutti sparire dalla scena politica in via (si spera) definitiva e costretti da domani ad andarsi a cercare un lavoro. Ve li ricordate alzare ogni giorno una bandierina ad intralcio dell’azione riformista del governo Prodi solo per ricordare ai media la loro inutile esistenza? Ve lo ricordate il presidente della camera (il più improduttivo della storia della repubblica, tra l’altro, dal punto di vista del procedimento legislativo) orchestrare l’opposizione al protocollo sul welfare siglato in autunno da governo e sindacati? Mentre gli operai di tutta Italia correvano ai seggi della consultazione per approvare con una maggioranza schiacciante le proposte di innovazione, riformatrici e progressiste, contenute in quel testo, il comunista dalla &lt;em&gt;evve moscia&lt;/em&gt; si interrogava dal Venezuela sulle prospettive dell’&lt;em&gt;indigenismo&lt;/em&gt; (sic!) come nuovo orizzonte politico per il &lt;em&gt;pvoletaviato&lt;/em&gt; occidentale! Quella (già piccola) porzione di mondo del lavoro che votava rifondazione credendo di avere in quel partito la rappresentanza delle proprie rivendicazioni sociali, alla fine si è nauseata dell’inconsistenza e del narcisismo parolaio dei gruppuscoli falce e martello ed è corsa a votare per la Lega. D’altronde ho sempre trovato intollerabile questa rivendicazione di un rapporto privilegiato con il mondo operaio da parte del gruppo dirigente di rifondazione, ossia da parte di un insieme di personaggi da operetta provenienti dal psiup e da altre esperienze politiche di analogo spessore che con la tradizione operaista del Pci non hanno mai avuto niente a che fare e che in quello stesso Pci non sarebbero stati all’altezza di fare nemmeno i segretari di sezione. Che cazzo c’entra bertinotti con Berlinguer? Chi diavolo ha mai saputo dell’esistenza di un diliberto e di un marcorizzo tra i ranghi del movimento comunista prima della degenerazione del personale politico di questi ultimi anni? Un gruppetto di mediocri verbosi inconsistenti mocciosi di cinquanta e sessant’anni, che per qualche anno ha tirato a campare beneficiando del credito che in una certa parte dell’elettorato ancora godeva la simbologia della falce e del martello e del voto di qualche migliaio di frikkettoni, è stato finalmente spedito lì dove ha sempre meritato di stare, nella discarica delle cose inutili e imbarazzanti, insieme ai vecchi scarponi sfondati, alle patetiche macchiette del circo barnum e ai pappagalli impagliati che andavano di moda nel 1903.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un analogo brivido di piacere lo provo, naturalmente, vedendo i socialisti cancellati finalmente dalla storia politica del paese. Dopo la catastrofe di tangentopoli hanno passato gli ultimi quindici anni a sputare veleno sulla sinistra ex-Pci, addossando ad essa la responsabilità della loro consunzione, invece che a quel mariuolo fuggito in Tunisia che aveva trasformato la più antica forza riformista del paese in un’associazione a delinquere. Hanno distrutto l’interessante esperienza della Rosa nel Pugno per ridare vita al solito club di reduci e nostalgici della Milano da bere. E allora bye-bye compagni socialisti, vi rivedremo ad Hammamet l’anno prossimo per la consueta commemorazione del grande estinto. Intanto l’Italia vi ha detto cosa pensa di voi e che ruolo ha previsto per il vostro partito nel futuro della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aritmetica dei flussi elettorali è spietata e non lascia adito ad equivoci.&lt;br /&gt;Berlusconi ha stravinto perché è riuscito a conquistare maggioranze solide in entrambe le camere, dimostrando che il consenso popolare può ben neutralizzare tutte le bizantinerie della attuale pessima legge elettorale.&lt;br /&gt;Berlusconi ha stravinto perché, nonostante le pessime prove di governo abbondantemente fornite, ha dimostrato che l’elettorato italiano vive di umori e di tensioni viscerali e pre-razionali e dunque è sensibile alla comunicazione ed all’evocazione piuttosto che alla fredda valutazione dei risultati dell’amministrazione.&lt;br /&gt;Berlusconi ha dimostrato di conoscere il popolo italiano come nessun altro dei leader politici attuali. Ha dimostrato di capire e di sapere ciò che gli infimi ed autoreferenziali analisti della “grande” stampa invece non capiscono e non sanno. Ha dimostrato che gli unici sondaggi elettorali attendibili sono i suoi. Che le uniche strategie comunicative efficaci sono le sue. Che gli unici “specialisti” del marketing elettorali all’altezza dei propri stipendi sono i suoi. Lo aveva già dimostrato nel 1994, nel 2001 e nel 2006 e ha dato ieri l’ennesima conferma. E su questa lunga serie di lezioni di efficienza il centrosinistra italiano dovrebbe cominciare a riflettere con umiltà, invece di trincerarsi nella sua tradizionale presunzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aritmetica dei flussi elettorali è spietata e ci dice senza ombra di dubbio che tutte le previsioni su cui Veltroni aveva scommesso erano sbagliate. I numeri ci dicono che molte centinaia di migliaia di elettori che avevano votato per il centrosinistra di Romano Prodi questa volta hanno barrato il simbolo del Pdl. Ci dicono che il piddì ha preso i voti del vecchio ulivo (quelli che mantiene da oramai da dodici anni) più un 2% sottratto alle liste alla sua sinistra. Dicono che il piddì non ha invece preso dal centro moderato e cattolico neppure un voto in più a quelli che già aveva. Dicono che la scelta di presentarsi da soli ha dato impulso ad un serio rinnovamento del quadro politico ma che la candidatura di Veltroni è riuscita ad essere almeno un po’ competitiva solo perché ha aggiunto ai voti del piddì anche i voti qualunquisti e giustizialisti di dipietro e che, quindi, a conti fatti, se si fosse aggiunta ai due simboli anche una terza lista, come i radicali chiedevano, la cosa avrebbe solo premiato dal punto di vista elettorale.&lt;br /&gt;I numeri dicono che per proporsi come novità e forza di cambiamento non basta fare le nomination di personaggi attraenti (ma poi attraenti per chi?), non basta ripetere 120 volte lo stesso comizio nella stessa scenografia, non basta scimmiottare gli slogan e i cartelli delle primarie americane, non basta cooptare in lista un po’ di ragazzini senza spessore e senza autonomia, non basta ripetere il mantra del “principale esponente dello schieramento a noi avverso”, non basta il broncio buonista e moralista con cui ci si propone come seri ed affidabili essendo invece solo grigi e mediocri.&lt;br /&gt;Ripeto quello che ho scritto più volte in questo blog: Veltroni non ha né l’intelligenza né la cultura per rappresentare l’innovazione che l’Italia cerca. Contenuti modestissimi, idee povere e banali espresse in codici comunicativi che non hanno la freschezza e l’autenticità dei modelli che copiano.&lt;br /&gt;Se resterà alla guida del piddì per tutta la prossima legislatura, Veltroni si ricandiderà alla guida del Paese all’età di sessant’anni e non potrà più giocare nemmeno la carta del ringiovanimento. Ci pensino bene i piddini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cazzatelle proposte lungo tutta questa brutta e imbarazzante campagna elettorale non hanno scaldato il cuore dell’elettorato e le piazze piene di bandierine sventolanti hanno solo falsato la percezione delle dinamiche reali che si andavano agitando nel Paese.&lt;br /&gt;L’errore più grave commesso da Veltroni è stata la sottovalutazione della quantità di merda che dal malgoverno offerto dal centrosinistra meridionale si sarebbe riversata sul centrosinistra nazionale. Se invece di puntare a conservare il bacino elettorale clientelare costruito dal sistema di potere bassoliniano, Veltroni avesse reagito sei mesi fa allo scandalo della mondezza, forte dell’autorevolezza che gli veniva dalle primarie, commissariando il partito democratico in Campania ed &lt;em&gt;imponendo&lt;/em&gt; (non auspicando ma &lt;em&gt;imponendo&lt;/em&gt;) le dimissioni del vicerè, il risultato elettorale sarebbe stato molto migliore. Se invece di polemizzare (peraltro con puerile banalità) con l’appello al voto mafioso lanciato da Dell’Utri, avesse pensato a far piazza pulita di tutti i quadri locali del piddì meridionale in quei comuni (tanti, troppi) amministrati dal centrosinistra e sciolti per infiltrazioni camorristiche, avrebbe guadagnato una credibilità assai più produttiva. E invece ci è toccato sentire berlusconi l’ultimo giorno di campagna elettorale insorgere e chiedere con quale autorevolezza veniva a parlargli di mafia un centrosinistra che ha metà dei consiglieri regionali di Campania e Calabria inquisiti e che ha lucrato con le cosche locali in così tante realtà del sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo grande errore commesso da Veltroni è stato quello di investire su una forma partito del tutto fuori dalla realtà. Già da segretario dei DS era riuscito a smantellare l’ossatura del partito di massa riducendo i consensi elettorali dell’ex-Pci al minimo storico. Il venti e passa per cento della Lega al nord dimostra invece che solo un partito organizzato capillarmente sul territorio, capace di presenza, di iniziativa e di movimentazione “fisica” e continua può competere con le faraoniche e geniali costruzioni mediatiche di berlusconi. Perciò affanculo i blog, gli avatar, le email e il loft! Solo le sezioni e le campagne casa per casa strappano voti all’avversario. Ma chi ha fatto campagna elettorale in questi mesi? Chi ha visto qualche attivista del piddì andare in giro a chiedere voti? Non c’erano le preferenze perciò non c’erano le cordate e i riferimenti di vassallaggio. I garantiti se ne sono stati a casa e così pure quelli che sapevano che non ce l’avrebbero mai fatta. Questo è stato il geniale risultato della decisione (caldeggiata all’epoca da violante e da fassino ben più che da berlusconi, ricordiamocelo!) di abolire le preferenze. Ignoranti e presuntuosi, adesso piangano se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo clamoroso errore commesso da Veltroni - che ha assunto su di sé, in una personalizzazione del centrosinistra mai vista prima, tutto l’onore di questa campagna elettorale e che quindi è giusto che si assuma anche tutta la colpa del risultato – è stato nei confronti del governo Prodi. L’aver rimosso dalla campagna elettorale i risultati e l’immagine di Prodi è stato non solo un miserabile atto di ingratitudine ma anche un clamoroso autogol. Ci si è vergognati della migliore esperienza riformista di questo Paese, confondendola con le patetiche prove della sua maggioranza parlamentare, e si è indotto così nell’elettorato un effetto da &lt;em&gt;excusatio non petita&lt;/em&gt;. Ma anche su questo, il punto è che la comunicazione è una scienza e non un mestiere empirico, per questo berlusconi si affida agli scienziati. Nel piddì invece ogni modesto diplomato autodidatta che ha vissuto sempre e solo sulle spalle del partito (il tipo umano di cui fassino è un bell’esempio, tanto per capirci) ritiene di avere un’opinione da far valere e briga per metterla in mostra. E l’esito scontato è una campagna comunicativa arruffona, improvvisata, inconcludente e inefficace.&lt;br /&gt;Checché se ne dica, Prodi è l’unico leader che due volte ha sfidato berlusconi e due volte è riuscito a batterlo. È l’unico leader che berlusconi ha veramente temuto e che ha avversato con una ferocia ed una pervicacia mai viste. E questo semplice dato di fatto avrebbe dovuto indurre altri ragionamenti in chi ha diretto al campagna elettorale del piddì. Ma non c’è mai stato né mai ci sarà spazio per i ragionamenti e le analisi razionali dove si vive solo di ambizioni e di autoesaltazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che resta da dire? Dovremo rimetterci l’elmetto? Questo terzo governo berlusconi darà il colpo di grazia a un’Italia già così in ginocchio? Spero di no. Spero che la stanchezza senile e l’aspirazione al Quirinale inducano berlusconi ad uno stile di governo moderato e conciliante, che invece di prodursi in un peronismo scatenato cerchi di coinvolgere tutte le risorse del Paese per far fronte, in un modo o nell’altro, alla crisi attuale.&lt;br /&gt;Lo spero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-7974257625477371961?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/7974257625477371961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=7974257625477371961' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/7974257625477371961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/7974257625477371961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/04/loft.html' title='Loft'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-1010266978813610488</id><published>2008-04-03T03:15:00.000-07:00</published><updated>2008-04-03T04:10:36.870-07:00</updated><title type='text'>Per un Tibet libero in una Cina libera in un libero mondo.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_SvNEh1j7I/AAAAAAAAACk/nb4Cv_UDLWI/s1600-h/monaco3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184961710099107762" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="219" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_SvNEh1j7I/AAAAAAAAACk/nb4Cv_UDLWI/s320/monaco3.jpg" width="216" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_Suw0h1j6I/AAAAAAAAACc/XLslK2nBMxk/s1600-h/monaco3.jpg"&gt;&lt;/a&gt;Fa piacere pensare che le Olimpiadi portino male ai regimi. Ho la sensazione che una buona parte del clan di comando della Cina capital-comunista stia maledicendo il momento in cui gli è saltato in mente di candidarsi all’ospitalità dei giochi olimpici. Ho la gradevole sensazione che i mandarini convinti di poter ridurre i giochi a una puerile attrazione turistica e di poter utilizzare come nuovo “oppio per i popoli” le opere faraoniche testé realizzate per abbagliare l’opinione pubblica e far dimenticare l’intollerabilità della dittatura più oppressiva e disumana del mondo contemporaneo comincino a pensare di aver fatto molto male i propri conti.&lt;br /&gt;Con buona pace di tutti i nemici della globalizzazione, è solo la globalizzazione che ha consentito di trasformare questi mesi di cerimonie e tamtam olimpico-mediatico in una imprevista campagna per l’affermazione dei diritti umani in Cina e in tutto il mondo.&lt;br /&gt;Nell’epoca del commercio globale - che veicola insieme alle merci anche linguaggi, culture, idee, esperienze, punti di vista e valori – e dell’informazione via Internet – che rende impraticabile ed inefficace qualsiasi forma di censura – era inevitabile che i semini di dissenso sepolti da metri di silenzio e di rimozione sbocciassero all’improvviso irruenti ed incontenibili come ogni primavera.&lt;br /&gt;E così, nel giro di poche settimane, la dimostrazione che un piccolo gruppo di tibetani aveva organizzato (come, tra l’altro, ha fatto ogni anno) per ricordare a se stessi più che al mondo il proprio stato di prigionieri e di oppressi ha innescato una catena di eventi i cui risultati sono finora i seguenti:&lt;br /&gt;il tema delle prossime Olimpiadi saranno i diritti umani, quelli dei tibetani, dei cinesi e degli oppressi di ogni parte del mondo, ed i manager di regime non ci potranno fare un bel niente;&lt;br /&gt;la cerimonia di accensione della fiamma olimpica è diventata l’occasione di sventolare in diretta mondiale l’emblema dei cinque cerchi dello sport trasformati in cinque anelli di manette, ed i 42 secondi di differita che i registi cinesi si sono presi per cancellare le immagini nel loro paese non hanno impedito che la notizia dello schiaffo abbia fatto il giro del pianeta, giungendo (ne sono convinto) fino ai più remoti villaggi del “regno di mezzo”;&lt;br /&gt;l’atleta indiano designato per portare la torcia nel suo paese ha rifiutato clamorosamente il compito, come atto di resistenza nonviolenta e di solidarietà verso i fratelli tibetani;&lt;br /&gt;gli impresari di regime sono stati costretti ad annullare il concerto di Celine Dion previsto per l’apertura dei giochi, terrorizzati dall’idea che la cantante potesse approfittare dell’occasione per lanciare qualche slogan fuori programma;&lt;br /&gt;Francia, Inghilterra e l’Unione Europea nel suo insieme (non proprio le ultime entità statuali del pianeta, quindi) stanno valutando seriamente l’ipotesi di non presenziare alla cerimonia di apertura dei giochi, cioè all’evento mediaticamente più importante dell’intero calendario olimpico;&lt;br /&gt;sono da considerarsi oramai estremamente probabili atti dimostrativi più o meno eclatanti da parte delle delegazioni in gara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dalai Lama ha chiesto di non boicottare i giochi. Ha ragione. I giochi non vanno boicottati, vanno utilizzati come una straordinaria occasione di propaganda. Bisogna andare in Cina, essere fisicamente sotto le telecamere dei media di tutto il mondo e parlare, gridare, mostrare slogan, essere uno spillo nel fianco del regime, trasformare i giorni delle gare in un tormento per gli addetti alla censura, far sì che ogni turista diventi testimone di un mondo libero che chiede libertà, un vero e proprio agente di contagio per ogni singolo cinese con cui verrà in contatto.&lt;br /&gt;I regimi vivono di proibizioni, di repressioni ma soprattutto di rimozioni. Nessuna dittatura è mai sopravvissuta alla rivolta delle masse e le masse si tengono buone solo se si garantisce loro di mettere qualcosa nella pancia tutti i giorni e se si costruisce intorno a loro un cuscinetto di silenzio, di disinformazione e di condizionamento ideologico che le preservi dal contatto con l’idea e l’esperienza della libertà. Perciò le dittature temono più di ogni altra cosa la contaminazione tra i popoli. Ma i mandarini del regime saranno costretti ad imparare che, una volta aperte le porte dei flussi commerciali, entrano nel paese come un torrente in piena anche idee, aspirazioni e valori. Dovranno imparare che ogni singola merce scambiata porta con sé l’eco del mondo che l’ha prodotta e che, una volta trasformati i cinesi in consumatori abituati a scegliere nella varietà del mercato, sarà impossibile trattenerli dal voler scegliere anche in tutte le altre faccende della loro vita privata e sociale.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_SviUh1j8I/AAAAAAAAACs/0sYnlY6ZuZE/s1600-h/gandhi2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5184962075171327938" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 246px; CURSOR: hand; HEIGHT: 270px" height="270" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_SviUh1j8I/AAAAAAAAACs/0sYnlY6ZuZE/s320/gandhi2.jpg" width="220" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma perché occuparsi di ciò che accade in Tibet è importante per noi?&lt;br /&gt;Non solo perché in questo momento è l’unico antidoto che abbiamo contro la tossicità di una campagna elettorale che sta mettendo a nudo senza vergogna tutta la mediocrità, la fiacchezza spirituale e la povertà umana dell’Italia, devastata da quindici anni di seconda repubblica.&lt;br /&gt;Non solo perché ci aiuta a tenere aperta la porta della mente che si affaccia sui grandi temi e che ogni volta siamo abituati a richiudere non appena i media ritengono che la faccenda non faccia più abbastanza audience.&lt;br /&gt;Ci siamo occupati per qualche giorno di Birmania e poi l’abbiamo rispedita nello sgabuzzino della nostra ignoranza. Per qualche ora abbiamo saputo dove si trovava il Kenya e che diavolo stava succedendo laggiù, e poi siamo tornati ad occuparci di berlusconi. Così, negli anni, di tanto in tanto, ci è stato ricordato dell’esistenza di posti terribili come lo Zimbabwe, la Somalia, l’Angola, il Ruanda, ci è stato raccontato di quello che la razza umana è stata capace di fare in Bosnia o in Kosovo e di quello che continua a fare in Cina. Ma poi, ogni volta, i fari della tv si sono spenti e con loro anche il nostro interesse, tutti assorbiti come siamo da quanto guadagnano i parlamentari, da vallettopoli e da che cosa hanno dichiarato oggi calderoli e fassino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occuparci del Tibet non è solo un modo di essere solidali con l’ennesimo popolo sottoposto a sistematica cancellazione dall’ennesimo regime. Non è solo un modo di conoscere un po’ ciò che accade nello stato più popoloso, economicamente più dinamico e politicamente più inquietante del pianeta. Serve soprattutto a preservarci un po’ dall’imbarbarimento. A ricordarci che siamo uomini solo in quanto siamo capaci di sentire come destino comune il destino degli altri uomini, di emozionarci insieme a loro, di soffrire insieme a loro, ovunque si trovino. Serve a disintossicarci dai veleni di una decadenza civile e morale inarrestabile, che ha trasformato la vita pubblica del paese in un’arena patetica fatta di liste contro l’aborto e di vaffanculo-day.&lt;br /&gt;I monaci che si lasciano picchiare e uccidere per difendere il diritto dei popoli a vivere in pace e in libertà stanno lottando per me almeno quanto stanno lottando per i tibetani, per i birmani, per i cinesi. Ed è anche a me che si rivolge l’atleta che sente di dover dimostrare a tutto il mondo con un gesto nonviolento ma netto e forte il suo dolore per quelli che considera fratelli.&lt;br /&gt;Questo è il grande miracolo della globalizzazione, dell’interconnessione totale che sempre più unisce il genere umano e sta aprendo nuove strade alla sua evoluzione.&lt;br /&gt;E allora occupiamoci del Tibet. Occupiamoci della Cina. E dell’Africa e dell’America e della Russia e di tutti gli inferni di disumanizzazione ed oppressione che feriscono l’umanità. Ma facciamolo soprattutto per noi stessi, per un &lt;em&gt;nostro&lt;/em&gt; bisogno, per la &lt;em&gt;nostra&lt;/em&gt; liberazione, per dare equilibrio, ricchezza e igiene al trascorrere della &lt;em&gt;nostra&lt;/em&gt; vita quotidiana e risalire la corrente che ci sta trascinando fuori dalla dignità e dalla storia. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-1010266978813610488?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/1010266978813610488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=1010266978813610488' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/1010266978813610488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/1010266978813610488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/04/per-un-tibet-libero-in-una-cina-libera.html' title='Per un Tibet libero in una Cina libera in un libero mondo.'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_nF68pDJtbjk/R_SvNEh1j7I/AAAAAAAAACk/nb4Cv_UDLWI/s72-c/monaco3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-1909243439230857841</id><published>2008-03-19T02:26:00.000-07:00</published><updated>2008-03-19T02:32:49.653-07:00</updated><title type='text'>Legittima difesa</title><content type='html'>Le campagne elettorali sono sempre state brutte e surreali, un momento di imbarbarimento e manifestazione del lato peggiore del paese. Le seguo con attenzione e partecipazione da quasi vent’anni e non me ne ricordo neppure una in cui la pazzesca rincorsa del consenso ed il miraggio della conquista di un potere (che nelle democrazie occidentali è sempre più solo un potere di spesa e di accaparramento delle risorse pubbliche) non abbiano prodotto parossismi di demagogia e di volgarità, l’appello furioso a tutti i peggiori umori, le peggiori paure e le più sfrenate nevrosi della massa. Le campagne elettorali sono in Italia il momento in cui la panza del paese prende a scorreggiare senza alcun pudore rivelando quanto sia nauseabondo ciò che conserva negli antri più nascosti delle budella. Proprio per questo, però, vanno seguite con attenzione, perché il loro andamento rivela informazioni preziose sullo stato di evoluzione e di crisi della nazione.&lt;br /&gt;Le campagne elettorali della cosiddetta “seconda repubblica” (“seconda”, oramai, solo nel senso di “minore”, cioè svalutata e decaduta rispetto alla prima, che pure non era un granchè) ci hanno poi abituato e desensibilizzato a tali livelli di idiozia e lerciume che oramai neppure facciamo più caso a ciò che, solo alcuni anni fa, sarebbe parso impensabile.&lt;br /&gt;Mille parlamentari si ritroveranno detentori del potere legislativo in forza di un mero atto di nomina. Mezza decina di capifazione ha già di fatto designato camera e senato ed agli elettori non resta che ratificare queste nomine. Al più sarà questione di qualche dozzina di portaborse in più o in meno per una parte o per l’altra. Liste elettorali che traboccano di mogli, fidanzate, figli, segretarie, amanti e assistenti pronti a svolgere con entusiasmo e solerzia il loro lavoretto di schiacciapulsanti al comando dei leader di partito, in cambio di più o meno ventimila euro al mese. Di questa situazione vergognosa un po’ se ne parla sui giornaletti e nei salottini televisivi, un po’ si finge di scandalizzarsene, ma, tutto sommato, senza troppa agitazione, senza autentica rivolta contro un’involuzione della democrazia che, tutto sommato, ben riflette il meritato stato di sudditanza e asservimento degli italioti.&lt;br /&gt;L’inutile &lt;em&gt;presidentedellarepubblica&lt;/em&gt; inutilmente ha sollevato inutili inviti alla riforma del meccanismo elettorale e l’inutile &lt;em&gt;cortecostituzionale&lt;/em&gt; ha inutilmente evidenziato le assurde incompatibilità di questo meccanismo con la nostra inutilissima costituzione.&lt;br /&gt;Ho sentito qualcuno domandarsi come farà un parlamentino di scendiletto nominati, privi di qualunque autonomia, di qualunque spessore politico, culturale e umano, in tutto e per tutto dipendenti per stipendio e carriera dalla benevolenza di qualche reuccio, a decidere per la propria autoestinzione cambiando nella prossima legislatura questa vergognosa legge elettorale e magari anche varando qualche riforma istituzionale, qualche riduzione dei costi della politica e del proprio stesso numero. Ma forse le liste dei nominati sono così piene di coglioni proprio per garantire ai “leader” che al momento opportuno i loro servetti saranno capaci di votare per queste riforme così tanto promesse, sbandierate e improcrastinabili, perché magari neppure si renderanno conto per cosa cazzo staranno premendo il bottoncino.&lt;br /&gt;E poi ci sono le mascotte.&lt;br /&gt;C’è la bella signorina tanto giovane e carina che partecipa alle tavole rotonde delle 23.00 per conto del piddì e ci fa vedere quanto è brava a ripetere le formulette che le hanno insegnato al loft. È una futura leader, è giovane, pulita, rappresenta &lt;em&gt;ilnuovo&lt;/em&gt;, anche se si trova lì nel più vecchio dei modi, per cooptazione, per nomina regia, senza essere stata eletta da nessuno e senza rappresentare nessuno. Non ce la ricordiamo a capo di nessun movimento di massa, sulle barricate di nessuna battaglia civile. Non ci sembra di averla vista tra i nonviolenti di tutto il mondo che in queste ore si prendono le bastonate e i proiettili della polizia indiana e di quella cinese per difendere i tibetani dal genocidio culturale. Non ce la ricordiamo tra quelli che hanno combattuto 14 anni di ostinate e solitarie campagne per la moratoria della pena di morte nel mondo. Non mi sembra di aver letto nessun suo contributo di analisi sulla crisi finanziaria globale e, poiché è un po’ più giovane di me, non credo che fosse neanche un’animatrice del movimento studentesco del ’90. Rappresenta &lt;em&gt;ilnuovo&lt;/em&gt;, anche se è solo un nulla.&lt;br /&gt;Poi c’è &lt;em&gt;loperaio&lt;/em&gt;, raro esemplare di una specie che gli etologi ritengono sull’orlo dell’estinzione, salvato come l’orsetto Knut da qualche disastro ambientale e messo nelle liste dei nominati per tenerlo al riparo dalle intemperie e dalla crudeltà del mondo. &lt;em&gt;Loperaio&lt;/em&gt; è una creatura ingenua e tenera che ci ricorda di un mondo arcadico che non esiste più. Tenerlo al calduccio di un cappello di lista, proteggerlo e preservarlo dall’estinzione con un bel vitalizio da parlamentare ci fa sentire tutti più buoni e ci assicura che il piddì, il piccì, il pippiripì, la sinistra rossa, azzurra, verde, arcobaleno e la destra nera, bianca, blu, incolore hanno corrisposto alla voglia di cambiamento che tuonava negli ultimi mesi dalla panza del paese.&lt;br /&gt;Attori e sportivi non mancano mai e qualche timido e sparuto “intellettuale” (dove per “intellettuale” si intende al più un giornalista o un medico, insomma qualcuno che sappia leggere e scrivere e magari la laurea non se la sia comprata) fa la parte del dessert nei menu turistici che vengono venduti agli elettori. Sono quelli che mi fanno più pena di tutti. Li vedi il giorno della candidatura e sono tutti entusiasti, sicuri di mettere al servizio del paese le loro straordinarie capacità mentali. C’hanno il vestito nuovo da primo giorno di scuola, un fogliettino in tasca su cui hanno appuntato la loro soluzione ai problemi del paese, l’aria compassata e le mani sudate di chi si sente chiamato ad una grande missione. Poi li rivedi cinque anni dopo, a legislatura finita. Hanno gli occhi smorti e depressi, non ne vogliono più sapere della politica, finiscono in luridi bar ad ubriacarsi per dimenticare tutte le mortificazioni subite dai bravi che circondano i leader in cui avevano creduto e non sanno come spiegare alle mogli e ai vicini che in cinque anni di parlamento sono riusciti a parlare solo 4 volte e 3 di queste ad ascoltarli c’erano solo gli uscieri.&lt;br /&gt;Insomma, con le liste tutte pronte alla partenza, la campagna elettorale è già entrata nel vivo (?) e ci racconta di cosa siamo diventati.&lt;br /&gt;Basta guardare i temi, gli slogan, gli argomenti su cui batte la lingua dei demagoghi.&lt;br /&gt;Chi se ne fotte se le economie occidentali stanno attraversando la crisi finanziaria più grave che si sia registrata dagli anni ’30? Chi se ne strafotte se questa crisi pone problemi serissimi che riguardano l’attuale assetto del capitalismo mondiale e scuote gli stessi modelli teorici su cui si sono basate fino ad oggi le politiche macroeconomiche? Gli effetti della crisi (per ora) si vedono in Italia solo sotto forma di aumento degli interessi sui mutui e del costo dei carburanti (per ora). E allora basta inveire un po’ contro &lt;em&gt;leuropa&lt;/em&gt; e la questione è bella e risolta nei comizi elettorali.&lt;br /&gt;A chi volete che freghi una minchia se il Medio Oriente, i Balcani, l’Africa e l’Est Europeo sono diventate in pochissimo tempo delle bombe pronte ad esplodere e a trascinare il mondo in una nuova guerra spaventosa? Che importanza ha se la globalizzazione dell’economia (che ha creato e continua a creare liberazione di risorse e circolazione di benessere) rende però sempre più intollerabile la sopravvivenza di condizioni medievali di oppressione e servitù per centinaia di milioni di uomini in posti come la Cina, il Tibet, la Colombia, l’Iran, la Corea, eccetera eccetera eccetera?&lt;br /&gt;La politica estera, nel senso di qualsivoglia riferimento a ciò che accade fuori dal nostro cortile nazionale, semplicemente non esiste nei discorsi di questa campagna elettorale. E ciò per la sola e semplice ragione che non c’è più un solo stronzo di italiano che si senta coinvolto da questo genere di questioni e definisca la propria collocazione politica tenendo conto delle loro implicazioni.&lt;br /&gt;Da quando il governo Prodi è stato seppellito le parole d’ordine sono: 1) &lt;em&gt;ilnuovo&lt;/em&gt;; 2) il voto utile; 3) gli stipendi dei parlamentari; 4) la paura; 5) berlusconi.&lt;br /&gt;Se da una parte c’è chi regala 100 euro a una pensionata (va detto che Lauro però faceva di meglio), va avanti a suon di battute da caserma, promette espulsioni di massa per gli extracomunitari, agita come una clava l’immagine della mondezza che sommerge la Campania e minaccia (incredibile!) un nuovo protezionismo di stato contro lo spauracchio della globalizzazione, dall’altra c’è chi non trova di meglio che promettere 1000 euro a chi oggi ne guadagna 900, l’autoriduzione del proprio stipendio di mandarino e pene severissime per i pedofili e per gli automobilisti ubriachi.&lt;br /&gt;Si agitano tutti i “mammoni” davanti agli occhi di questo popolo spaventato e regredito ad una imbarazzante puerilità. Si parla con toni reboanti del niente più insulso, dando per scontato che il voto non sarà altro che una ratifica di decisioni già prese (e, verrebbe da pensare, già concordate) altrove.&lt;br /&gt;Intanto io resto convinto che la &lt;em&gt;situazione&lt;/em&gt;, ossia l’&lt;em&gt;elemento&lt;/em&gt; in cui siamo &lt;em&gt;situati&lt;/em&gt; come sistema-paese, sia seria e grave. Resto convinto che l’Italia abbia un drammatico bisogno di efficienza in tutti i settori della vita sociale. Perché solo l’efficienza ed un funzionamento scorrevole e deciso delle istituzioni e di tutti i luoghi della vita economica e civile ci potrà difendere quando (non se) arriverà la piena. Ci sono tutti i presupposti per pensare che uno shock esogeno possa scuotere tra non molto ed in maniera violenta la nostra società e forse la civiltà occidentale nel suo insieme. Se un’eventualità del genere dovesse verificarsi la nostra debolezza strutturale ci esporrà alle conseguenze peggiori ed amplificherà la crisi fino a renderla insostenibile.&lt;br /&gt;L’Italia ha bisogno di cambiare e di correre rapidamente verso un più alto livello di efficienza generale. Non penso che Veltroni abbia l’intelligenza e la cultura per corrispondere pienamente a questa esigenza. Sono però sicuro che dalla parte di Berlusconi si farà scientemente ed incoscientemente di tutto per andare nella direzione opposta, per irrigidire ancor più tutte le rigidità, per atomizzare ancor più il tessuto sociale del paese, per esasperare tutte le inefficienze e creare così per i soliti pochi l’occasione di un estremo banchetto sul cadavere di una nazione morente.&lt;br /&gt;Per questo sceglierò il cosiddetto “male minore”. Perché è l’unica possibilità che oggi mi è concessa di costruirmi una legittima difesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-1909243439230857841?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/1909243439230857841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=1909243439230857841' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/1909243439230857841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/1909243439230857841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/03/legittima-difesa.html' title='Legittima difesa'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-939923267811754533</id><published>2008-02-18T02:04:00.000-08:00</published><updated>2008-02-18T02:07:53.509-08:00</updated><title type='text'>Sentimento</title><content type='html'>Naturalmente mi auguro che Walter “loft” Veltroni vinca le elezioni. Me lo auguro e farò del mio minimo perché la cosa si realizzi (andrò a votare e voterò per lui). Ahimè.&lt;br /&gt;È necessario, mi è necessario, perché &lt;em&gt;tertium non datur&lt;/em&gt; nella politica italiana e non riesco a tollerare l’idea (non c’ho più il fisico) di altri cinque interminabili anni di barbarie berlusconiana.&lt;br /&gt;Ho un mio personale metodo di training autogeno per convincermi a votare per Walter “loft”. Mi sono dato due mesi di tempo per trovare dentro di me le risorse necessarie allo scopo.&lt;br /&gt;Innanzitutto rimuovo dalla mente ogni immagine del Walter, ogni suo discorso e la foto dei loft-boys che sventolano entusiasti i cartoncini verde pistacchio con lo slogan della campagna, sicuri di riuscire a battere Hillary.&lt;br /&gt;Poi mi dedico con solerzia alla necessità di cancellare dal cervello ogni ricordo di Rutelli, di Bassolino, di De Mita e della senatrice-autofustigatrice emissaria del niente psicopatico-mafioso-orcopedofilo vaticano.&lt;br /&gt;Faccio finta di credere che l’Italia dei Valori ( &lt;em&gt;i Valori!&lt;/em&gt;, diomio, &lt;em&gt;i Valori!&lt;/em&gt;) sia un partito e non una società immobiliare e mi consolo un po’ pensando che finalmente i miserrimi sbandieratori paleocomunisti rossi, verdi e arcobaleno (che hanno buttato nel cesso per la seconda volta il tentativo riformatore di Romano Prodi) sono stati allontanati da ogni remota possibilità di rioccupare indegnamente sedi ministeriali o cariche istituzionali e scopati lì dove meritano di stare, sotto il tappetino della politica, insieme ai loro feticci ed alla loro retorica archeomovimentista, antiestetica, insopportabile, da conversazioni in treno.&lt;br /&gt;Infine mi siedo alla mia bella scrivania e resto in trance ad osservare per lunghi minuti le fotografie dei mostri che minacciano i miei sogni e le cui sinistre ombre vedo incombere sull’Italia come i nemici di Batman su Gotham City: l’osceno ghigno di Joker-Berlusconi, l’orribile e bavosa deformità della creatura Bossi, la fascistissima imbecillità degli omini di a.n. . Aspetto che il panico salga dentro di me, che i brividi di ansia si trasformino in tremori incontrollati e poi mi lancio in ginocchio ad implorare tutti gli dei il perdono per i peccati del genere umano e a chiedere che un simile castigo ci sia risparmiato &lt;em&gt;in extremis&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;I capaci-di-tutto (come li chiama il buon vecchio Marco Pannella) sono alle porte! Tappiamoci il naso e votiamo per il loft! È una questione di pura e semplice autodifesa! Ne va della sopravvivenza della penisola e della mia salute mentale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora che ho adempiuto al mio dovere, posso archiviare la faccenda elettorale e concentrarmi sulle cose serie.&lt;br /&gt;Vedo intorno a me i segni di &lt;em&gt;qualcosa&lt;/em&gt;. Mi approssimo a questo &lt;em&gt;qualcosa&lt;/em&gt; solo per via di un’apprensione emotiva, accedendo cioè ad un sentire pre-razionale che frustra ogni tentativo di analisi. Non è solo la necessità di tradurre in prima approssimazione dei fatti importanti che registro nel mondo di cui sono parte e di cui manca ancora il quadro di insieme. È invece proprio l’intima certezza che non sia ancora tempo di trarre conclusioni e di architettare una descrizione-previsione ordinata e coerente. Sento che l’approccio pre-razionale e la logica della sensazione siano i soli spazi di verità che ci sono concessi in questo momento. Per quanto estremi, per quanto illogici e fuorvianti, gli incubi e le percezioni sono la sola guida che mi riconosco. In questo momento.&lt;br /&gt;Io vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo la proclamata indipendenza del Kossovo e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo il caos mediorientale e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo lo spaventoso disastro afgano-pakistano e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo le convulsioni del continente africano e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo gli errori della transizione dell’ex impero sovietico e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Leggo le tensioni che si stanno infuocando intorno ad un cambiamento radicale e veloce degli assetti del mercato energetico mondiale e di un cambio di paradigma nella tecnologia che guida lo sviluppo industriale e vedo la guerra.&lt;br /&gt;Crisi è il luogo del cambiamento, nell’etimo. La fase dello spasmo che precede la nascita; il giorno del passaggio da un’era del mondo ad un’altra.&lt;br /&gt;Quando si determina una crisi, ossia un travaglio delle cose che preannuncia la nascita di un equilibrio diverso, allora vuol dire che il processo di obsolescenza a cui il nostro mondo (e l’immagine che abbiamo di esso) è soggetto ha già superato il punto di non ritorno.&lt;br /&gt;Raramente, però, l’obsolescenza di qualcosa si traduce nella sua pacifica accettazione del proprio inevitabile tramonto. Gli organismi vivi (e tali sono i sistemi economici, politici, culturali, gli assetti di relazioni tra gli uomini e le civiltà), quando sentono di essere stati selezionati per l’estinzione, lottano in maniera spasmodica a difesa della loro sopravvivenza. Questa lotta tra l’organismo obsoleto che non accetta di passare la mano e l’organismo nuovo (immaturo ma esplosivamente vitale) che scalpita per venire al mondo è violenta, drammatica, convulsiva. Ha l’aspetto e la sostanza di una guerra, per l’appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tempi che richiedono grande attenzione. Richiedono di essere preparati a fasi di scontro convulsivo e di pericolo. Richiedono la disponibilità a convertire le proprie risorse e la propria collocazione dal campo dell’obsolescenza a quello della vita nuova.&lt;br /&gt;Di questo ed in questo dovremmo sentirci motivati.&lt;br /&gt;Di questo ed in questo dovrebbero sentirsi preoccupati i migliori.&lt;br /&gt;E invece, come cantava John Keats, il poeta della lotta fra gli antichi dei e i nuovi, il tempo è buio, perché &lt;em&gt;i migliori mancano di convinzione mentre i peggiori sono animati di appassionata intensità&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo mi inquieta molto, mi agita e mi rattrista.&lt;br /&gt;Più del pensiero di Calderoli. Più dell’immagine di Ferrara.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-939923267811754533?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/939923267811754533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=939923267811754533' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/939923267811754533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/939923267811754533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/02/sentimento.html' title='Sentimento'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-4397044843810237113</id><published>2008-01-30T01:38:00.001-08:00</published><updated>2008-02-01T00:35:26.819-08:00</updated><title type='text'>Prodi, la crisi e l'anomalia campana</title><content type='html'>È ancora presto per fare analisi retrospettive serie sulla crisi di governo e sui suoi sviluppi. Mentre inseguo il gossip quotidiano, mi va di fare solo qualche disordinata riflessione ad alta voce.&lt;br /&gt;Il governo Prodi ha rappresentato per me una boccata d’ossigeno dopo cinque anni di dolorosa apnea. Ossigeno per la mia voglia di cambiamento e per le mie modeste finanze di lavoratore dipendente. Ossigeno dal punto di vista di uno che segue un po’ l’economia per passione e dal punto di vista di uno che, da cittadino, ha a che fare con gli uffici pubblici, con un luogo di lavoro, con gli operatori di pubblica sicurezza, con la sanità e con tutti gli altri luoghi in cui si rende evidente la presenza fisica di una istituzione di governo.&lt;br /&gt;Quando cambiano i governi, ben più che le norme o la classe dirigente, cambia l’aria, il clima di un paese. Te ne accorgi anche solo camminando per la strada, prendendo il treno, chiacchierando con la gente. Dopo cinque anni di declino e di tensione palpabile, dopo cinque anni passati a parlare solo e sempre di berlusconi, degli interessi di berlusconi, delle malefatte di berlusconi, delle anomalie di berlusconi, dei suoi meriti e dei demeriti, non mi sembrava vero esser tornati a discutere di liberalizzazioni del mercato del lavoro, dei servizi e delle professioni, di risanamento dei conti pubblici, di riduzione del costo della politica, di scenari internazionali, di diritti civili, di qualità della scuola, di innovazione nella ricerca e nell’università.&lt;br /&gt;Certo, in venti mesi, si è trattato per lo più di discuterne, appunto. E lo iato che si è aperto tra le aspettative suscitate in un paese gravemente in declino proprio da questo nuovo clima di impegno riformatore e i risultati effettivi prodotti da un anno e mezzo di farraginosi meccanismi parlamentari e di veti particolaristici posti in atto dalla più corrotta incolta ed irresponsabile classe dirigente d’Europa ha sgretolato la fiducia che faticosamente Romano Prodi aveva saputo conquistare durante la campagna elettorale del 2006.&lt;br /&gt;Lo si sapeva che andare a rimuovere le pesanti incrostazioni depositate in tutti gli interstizi della vita civile ed economica del Paese avrebbe significato attirarsi addosso le ire di tutte le categorie che su queste incrostazioni hanno costruito la loro porzione di privilegi e benessere. Lo si sapeva che il livello di declino del Paese era tale che una politica di riforme avrebbe significato contrapporsi a ben più della maggioranza degli italiani, coalizzata nella difesa di uno status quo in apparenza comodo dal punto di vista degli interessi particolari, ma in realtà letale per la nazione nel suo insieme. Prodi sapeva bene (e bene faceva a dichiararlo apertamente in ogni occasione) che era necessario pagare un prezzo di popolarità alla necessità di innovare e cambiare. Ma proprio per questo bisognava fare in fretta. Proprio per questo gli interventi dovevano essere decisi, implacabili, rapidi e ben coordinati, come un’azione di guerra. Proprio per questo la maggioranza di governo non poteva permettersi alcuna esitazione nè alcuno scollamento. E invece, per venti mesi, è stata una lotta quotidiana tra chi si sentiva realmente impegnato in un’opera di riforma e risanamento e chi, sentendosi al sicuro nella comodità del proprio ruolo, non ha fatto altro che intralciare, boicottare, opporsi, distinguersi, dissentire al solo scopo di mostrarsi, di rivelare la sua sciocca e inutile presenza ad un Paese che aveva ben altri problemi di cui occuparsi.&lt;br /&gt;Non poteva durare a lungo. La corda è stata tirata fino all’inverosimile ed il fatto che si sia spezzata in un punto piuttosto che in un altro è puramente contingente.&lt;br /&gt;Ma l’esperienza riformatrice del centrosinistra rappresentato da Romano Prodi e da pochissimi altri, il cui lavoro ha brillato in questi mesi agli occhi di si occupa di cose pubbliche, si è infranta contro &lt;em&gt;tre&lt;/em&gt; anomalie tutte italiane, delle quali il sistema di privilegi ed interessi particolaristici violentemente intrecciati che si stava provando a scardinare rappresenta solo la prima.&lt;br /&gt;La seconda anomalia è rappresentata dal potere eccezionale che il Vaticano esercita sulla classe dirigente della cosiddetta seconda repubblica e che fa di questa repubblica uno stato parzialmente eterodiretto. Abbiamo assistito tutti, in questi venti mesi, allo spettacolo inverecondo di una chiesa cattolica ferocemente impegnata a catalizzare tutta la sua capacità di intralcio contro ogni pur timido tentativo di innovazione nel campo dei diritti civili e a cavalcare lo scontento del Paese come una risorsa per indebolire le istituzioni laiche e democratiche e provare la riconquista di un’egemonia politica e di un potere temporale che si credeva in declino. Il ruolo che il Vaticano ha giocato nella crisi di governo ha confermato ancora una volta la natura oscura, regressiva, meschina e antimoderna del suo potere e pone questioni pesanti alle forze democratiche, questioni che, prima o poi, andranno risolte se si vuole uscire dal processo di inviluppo della nostra storia.&lt;br /&gt;La terza anomalia che ha messo in crisi l’esperienza del centrosinistra era quella più facile da prevedere e da risolvere ed è perciò quella che a mio parere maggiormente condanna i leader dell’Unione alla responsabilità del disastro.&lt;br /&gt;Questa anomalia si chiama Campania.&lt;br /&gt;La Campania è l’anomalia che ha fatto inciampare il governo, l’occasione contingente che ha innescato la crisi ma essa è anche il paradigma di una malattia che si è insinuata nel corpo e nella natura stessa del centrosinistra italiano.&lt;br /&gt;La Campania è l’anomalia che di fatto ha generato la crisi non solo perché l’Udeur è un nulla politico-feudale che esiste solo in Campania (al più, nelle sue propaggini geografiche e clientelari). Non solo perché 4 dei 5 senatori che hanno fatto mancare la fiducia al governo sono campani eletti in Campania. Non solo perché è in Campania che il bubbone del malgoverno di Antonio “er monnezza” Bassolino e delle sua corte dei miracoli è esploso in immagini vergognose e laide che hanno scaricato sull’esecutivo una delle più gravi crisi di credibilità che mai classe dirigente abbia dovuto affrontare.&lt;br /&gt;Ma perché la Campania è diventata in questi quindici anni il modello ed il laboratorio di una idea della politica di centrosinistra che ha trasformato l’amministrazione della cosa pubblica in mera gestione del potere ed appropriazione delle risorse pubbliche e ha fatto degenerare i partiti, da spazi di aggregazione e partecipazione democratica, a pure macchine di rastrellamento e controllo di un consenso elettorale ormai quasi del tutto di natura feudale e clientelare.&lt;br /&gt;Tutti i leader del centrosinistra nazionale sapevano che cosa stava succedendo in Campania ed hanno fatto finta di non vedere per non essere costretti a rinunciare a quel consenso che, nel bene o nel male, arrivava ad ogni tornata elettorale con straordinaria puntualità. Hanno fatto finta di non vedere che il modello Campania stava diventando un modello di riferimento per quasi tutte le realtà amministrative rette dal centrosinistra, specie nel Mezzogiorno. Hanno fatto finta di non capire che il bubbone presto sarebbe esploso e li avrebbe travolti col suo fango.&lt;br /&gt;Quando alle ultime elezioni comunali a Napoli si impose la ricandidatura di Rosa Russo Iervolino, tutti i sondaggi e gli elementi di conoscenza del territorio avevano convinto i leader nazionali che la prova di governo era stata così scadente che a Napoli si sarebbero perse le elezioni nonostante un clima generale assai favorevole. Le elezioni, invece, la Iervolino le vinse, a suon di migliaia di preferenze uniche collezionate da centinaia di candidati e galoppini. Il centrosinistra incassò il risultato e spinse ancora una volta sotto il tappeto le domande e i problemi che quella vittoria sollevava.&lt;br /&gt;Il governo Prodi è caduto in Campania e questa è la sua unica e vera colpa, perché questo tipo di inciampo era ampiamente prevedibile da oramai troppi anni.&lt;br /&gt;Pronunciarsi sul futuro è sempre problematico ma questa volta sento di essere facile profeta.&lt;br /&gt;Italia, anno 2009.&lt;br /&gt;Ogni singolo maledetto giorno siamo costretti ad interessarci di berlusconi, degli interessi di berlusconi, dei conflitti di berlusconi, delle malefatte di berlusconi, ecc…&lt;br /&gt;La Camera dei Deputati è presieduta da un ex picchiatore fascista e la Farnesina è tornata ad essere una casa d’appuntamenti. Le finanze dello Stato e la lotta all’evasione fiscale sono affidate ad un commercialista dalla erre moscia. La polizia si sente incoraggiata a comportarsi alle manifestazioni come una squadraccia di teppisti ma, in compenso, è sempre molto facile distinguere il rappresentante dell’Italia nelle foto ufficiali dei summit internazionali: è quello che fa le corna dietro la testa del Cancelliere tedesco.&lt;br /&gt;Dicono che c’è un’alternativa a questo futuro.&lt;br /&gt;Si chiama Walter Veltroni. Per gli amici, Walter “loft” Veltroni. È un perito cinematografico. Dicono che ha scritto un romanzetto e che una volta è andato in Africa.&lt;br /&gt;A voi la scelta. Io, nel frattempo, vado ad informarmi sui documenti necessari per trasferirmi in Svezia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-4397044843810237113?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/4397044843810237113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=4397044843810237113' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4397044843810237113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4397044843810237113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/01/prodi-la-crisi-e-lanomalia-campana_30.html' title='Prodi, la crisi e l&apos;anomalia campana'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-4757554273413803030</id><published>2008-01-17T04:41:00.000-08:00</published><updated>2008-01-17T04:45:48.961-08:00</updated><title type='text'>La stronzata</title><content type='html'>Vorrei dire qualcosina circa il fatterello della mancata partecipazione di papa Ratzinger alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’università La Sapienza.&lt;br /&gt;Vorrei dire qualcosina, ma poiché la materia è terreno infido e complicato da un patetico intreccio di nevrosi, miserie ed equivoci, sento di dover porre una premessa alle mie considerazioni.&lt;br /&gt;E dunque, a ciò che ho da dire, premetto che:&lt;br /&gt;sono un ateo anticlericale e miscredente, religiosamente e profondamente &lt;em&gt;certo&lt;/em&gt; che l’ateismo sia la sola forma di accesso all’autentica esperienza del sacro ed al senso più originario di ogni religione.&lt;br /&gt;Premetto inoltre che:&lt;br /&gt;sono assolutamente convinto che le religioni monoteiste siano uno dei parti più perniciosi della civilizzazione umana e custodiscano nella propria determinazione essenziale il nucleo di un atteggiamento insano ed antiecologico nei confronti del mondo nonché un pericolosissimo potenziale di intolleranza e di violenza che ripetutamente si è espresso e si esprime nella storia degli uomini.&lt;br /&gt;E premetto infine che:&lt;br /&gt;in quanto ateo miscredente ed anticlericale, considero il cristianesimo una peste dello spirito (&lt;em&gt;sub specie nietzscheana&lt;/em&gt;) ed auspico il repentino e definitivo tramonto della chiesa cattolica e del suo potere politico-economico-mediatico.&lt;br /&gt;Premessa, quindi, questa mia posizione esistenziale, apodittica, iperstorica ed an-ideologica di nemico giurato e dichiarato del cristianesimo e del papismo, questo puro sentimento di carne incoercibile da qualsivoglia ragione, mi sento libero di dire a chiare lettere che all’università di Roma si è consumata una pura e semplice stronzata.&lt;br /&gt;Dico stronzata perché qualunque altro termine non renderebbe il senso di ridicolo che circonda tutta la vicenda e rischierebbe di far passare la faccenda come una cosa seria.&lt;br /&gt;Le azioni politiche si giudicano dai risultati che conseguono: i mezzi sono solo strumentali e le intenzioni non contano un cazzo. E l’unico risultato che i firmatari della famosa lettera (&lt;em&gt;il papello&lt;/em&gt;) hanno conseguito è quella di dare ai papisti l’ennesima occasione di gridare alla persecuzione e di giocare la parte dei poveri portatori di pace e dialogo dinanzi alla cattiva società secolarizzata che impedisce loro di esprimersi liberamente.&lt;br /&gt;È il solito copione che si ripete. Il papa da del nazista a quanti sostengono il diritto all’aborto, oppure da ordini al Parlamento italiano su come legiferare in materia di procreazione assistita, oppure pone un veto alle leggi sui diritti degli omosessuali; allora, qualche timida vocina laica protesta contro questo tipo di ingerenza nella vita politica di un paese che vorrebbe dirsi democratico e subito attacca a suonare l’orchestrina mediatica che grida alla lesa libertà del povero pontefice e dei cattolici tutti perseguitati. E questo in un paese dove lo stato laico con i soldi dei contribuenti tutti (tra cui anche i miei e quelli di alcuni altri milioni di atei, non credenti, anticlericali) sovvenziona a tutto spiano le scuole e gli ospedali della Chiesa cattolica. In un paese dove la televisione dello stato (laica, si supporrebbe, anch’essa) prevede nel suo palinsesto trasmissioni di catechismo il sabato pomeriggio, la diretta dalla messa in Vaticano ogni domenica mattina ed almeno un servizio di apertura dedicato al papa (a ciò che ha detto, a come sta, a dove è andato, a cosa ha mangiato, ecc…) in ogni singola edizione di ogni singolo telegiornale messo in onda. In un paese dove non si muove una foglia, non si avanza proposta di legge, non si fonda partito, non ci si candida alle elezioni senza aver prima chiesto deferentemente consenso e autorizzazione alle gerarchie ecclesiastiche.&lt;br /&gt;Ecco, in un paese del genere, cioè in Italia, si è consentito alle vecchie volpi vaticane di creare una nuova campagna a difesa dello strapotere cattolico, camuffando per l’ennesima volta questo strapotere (politico, economico, mediatico) di vittimismo e di buonismo.&lt;br /&gt;Si è consentito questa ennesima stronzata solo per vigliaccheria e pochezza intellettuale.&lt;br /&gt;Quale migliore occasione di un bel discorso solenne pronunciato nella sede ufficiale del pensiero scientifico per contestare a Ratzinger tutte le sue sortite reazionarie e la sua politica medievale? Ma il fatto è che contestare apertamente il papa di Roma, intervenire sul suo intervento, opporgli critiche, satireggiarlo o replicargli vis-a-vis richiede coraggio e convinzione. Un coraggio ed una convinzione che possono nascere solo da una cultura vera e matura.&lt;br /&gt;Chi voleva contestare il papa non doveva annunciare la sua protesta, doveva invece pianificarla accuratamente. Se qualcuno avesse inteso davvero protestare contro le posizioni di Ratzinger avrebbe fatto di tutto per farlo entrare nell’università e gli avrebbe fatto trovare una sua foto con i baffetti, oppure un manifesto con un florilegio delle sue esternazioni migliori, oppure una cassetta di pomodori marci pronti al lancio, oppure un pamphlet accademico da distribuirsi gratuitamente all’ingresso della cerimonia in difesa dell’evoluzionismo, del relativismo, della libertà di pensiero e di ricerca scientifica.&lt;br /&gt;Insomma se qualcuno desiderava davvero scontrarsi con il papa avrebbe colto al volo l’occasione di sfidarlo a casa propria. E invece, tutto ciò che hanno fatto i 67 eroi e i loro accoliti, è stato stendere qualche sciocchino lenzuolo di sciocchina ironia da un orrendo davanzale e fare di tutto affinchè il papa però non lo leggesse di persona! Che bella prova di coraggio e di convinzione!&lt;br /&gt;Ma la cosa che più mi ha indisposto della stronzata messa in piedi dai 67 eroi è stato vedere il povero Paul Feyerabend abbandonato dai cosiddetti scienziati nelle mani della peggiore teppaglia papista. Ho sentito un dolore al petto mentre Rocco Buttiglione (dico: Rocco Buttiglione!) spiegava nel salottino di Vespa che la frase contestata al papa nel papello dei 67 (quella che afferma che il processo al Galilei fu ragionevole e ben fondato dal punto di vista della cultura scientifica del tempo e dello stesso metodo scientifico) era stata tratta dall’opera di un pensatore anticlericale e anarchico, voce tra le più geniali dell’epistemologia contemporanea, la quale da almeno 50 anni ha posto il problema di una diversa impostazione del rapporto tra cultura scientifica e religione, nonché tra sacro e materia. Mi è scesa una lacrima quando ho dovuto constatare di trovarmi per un istante dalla parte di Buttiglione (dico: Buttiglione!) per colpa di un gruppo di capre che si ritengono esponenti della cultura scientifica solo perché hanno pubblicato qualche articoletto tecnico e hanno vinto un concorso da ricercatore nell’università italiana ma rivelano vergognosamente di non sapere niente circa la natura del sapere scientifico e di ignorare grassamente cento anni di dibattito intorno alle prospettive della sua configurazione epistemologica.&lt;br /&gt;Nel discorso che avrebbe voluto pronunciare all’università di Roma (e che tutti i giornaletti italiani si sono precipitati a pubblicare) Ratzinger cita allegramente Habermas e John Rawls e li rende complici ignari delle sue idee. Allo stesso modo, nel discorso incriminato dal papello, aveva coinvolto l’ignaro Paul Feyerabend nelle sue speculazioni teologiche. D’altra parte, proprio il Vangelo ci insegna quanto sia abile anche il diavolo nel citare le sacre scritture…&lt;br /&gt;Ratzinger correttamente aveva riportato l’idea di Feyerabend secondo la quale il processo a Galilei era ben fondato nella cultura scientifica e giuridica del tempo e nello stesso metodo dimostrativo scientifico, dal momento che Galilei non aveva dimostrato correttamente l’ipotesi eliocentrica.&lt;br /&gt;Ciò che aveva omesso di citare era tutto il resto del libro di Feyerabend, nel quale egli spiega che proprio in questa mancanza di metodo consisteva la grandezza di Galilei, che si era ostinato a difendere un’ipotesi che riteneva ragionevole e giusta, seppure in palese contraddizione con una parte dei dati a sua disposizione ed aveva attinto alla sostanziale natura mitopoietica del pensiero scientifico per avvalorare un’idea in cui credeva e della cui verità si sentiva certo. Nella vicenda di Galilei il metodo scientifico era dalla parte del torto (nonchè dalla parte della tortura) e furono invece un approccio ben più complesso, “anarchico” dice Feyerabend, e la volontà di attingere a risorse della mente diverse dalla mera razionalità analitica a spingere avanti il progresso della conoscenza. Feyerabend concludeva il suo bellissimo saggio argomentando che la libertà della ricerca scientifica esige separazione della scienza non solo dal dogmatismo della Chiesa ma anche dallo stato, dalla verità di stato, dalla ragione di stato, specchio e strumento degli interessi contingenti dominanti. Di tutto questo, naturalmente, non c’è mai stata traccia nelle modestissime argomentazioni teologiche di Ratzinger. Ma neppure nelle tristissime capacità argomentative degli estensori-sottoscritori del papello.&lt;br /&gt;Insomma, anche stavolta la rivoluzione è degradata a tiro alla fune, il pensiero è degenerato in chiacchiericcio da conversazioni in treno, la lotta politica ha assunto la serietà e l’incisività di una sagra delle melanzane.&lt;br /&gt;Anche stavolta si è partiti da questioni grandi e complesse e si è finiti nel solito avanspettacolino mediatico, (in)degna immagine di un’italietta allo sbando, in totale declino, priva di guida, priva di intellettuali, priva di esempi, priva di coraggio, dove nessuna cosa è grande, nessuna idea, nessuna passione, nessuna polemica. E dove tutto ormai ha il sapore di una stronzata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-4757554273413803030?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/4757554273413803030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=4757554273413803030' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4757554273413803030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/4757554273413803030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/01/la-stronzata.html' title='La stronzata'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-2591818975293418890</id><published>2008-01-15T02:32:00.000-08:00</published><updated>2008-01-15T03:26:30.197-08:00</updated><title type='text'>Ferrara e la nonviolenza</title><content type='html'>Non mi sogno neppure di commentare in alcun modo la nuova crociata antiabortista di Giuliano Ferrara. Non mi sogno neppure di argomentare alcunché in merito o, più in generale, di discutere ed ingaggiare polemiche con chi assume o sostiene queste posizioni. Non avrebbe nessun senso. La polemica – come ogni altra forma di dialogo – presuppone una volontà inconscia di superare le proprie posizioni attraversando dialetticamente quelle del proprio interlocutore. Anche la difesa più strenua delle proprie idee, l’accalorarsi del ragionamento, se svolto in confronto dialettico con l’altro, dimostra un’onesta volontà di aggredire una materia, di comprenderla, di approfondire la propria posizione e dunque di essere disposti a rivederla.&lt;br /&gt;La filosofia, che nell’esperienza socratica e platonica era “ricerca della verità”, si realizzava in quanto tale nella forma del dialogo. Fin dall’inizio della sua storia, la dialettica è sincera disponibilità all’incontro ed all’evoluzione delle idee, oppure semplicemente non è. Ma affinché la dialettica (e dunque il dialogo, la polemica, in confronto, ecc…) si realizzi ed inveri questa disponibilità all’evoluzione di sé, essa esige che le posizioni in gioco siano frutto di una ricerca di verità e non mere manifestazioni di interessi. Chi esprime idee solo per interesse, solo perché sa che da questa comunicazione e dall’eventuale polemica che ne scaturisce egli ha da trarre un vantaggio (politico, economico, di consenso, di posizione o di qualunque altro genere) non ha alcuna disponibilità alla dialettica. Chi parla per suscitare effetti nel mondo intorno a lui, chi considera le idee solo un mezzo tattico per giocare una partita politico-mediatica che ha tutti altri interessi e fini, non può essere seriamente coinvolto in ciò che dice (a prescindere dal modo, dall’intensità e dalla platealità con cui si esprime) e dunque non può pretendere di coinvolgere gli altri.&lt;br /&gt;Mi rammarico molto che i compagni radicali (Marco Pannella in primis) non comprendano l’inutilità e l’autolesionismo impliciti in ogni loro reazione, risposta, replica, commento ai giochetti di Ferrara. Io considero Marco Pannella, Emma Bonino e la leadership storica del movimento radicale il più alto esempio di moralità democratica espresso da questo paese e mi mortifica vederli scendere in agone con chi ha consacrato la sua intera grassa esistenza alla disonestà intellettuale e a modestissimi interessi tattici a difesa del proprio disagio umano.&lt;br /&gt;Non si può e non si deve rispondere (ma nemmeno assumere a tema degno di alcuna considerazione) alle volgarità di un individuo che ha attraversato con consapevolezza tutti i conformismi e tutti i luoghi peggiori delle cultura politica italiana e che riesce a percepire se stesso e dunque a dare un qualche significato alla propria vita solo attraverso le reazioni sdegnate di chi gli è intorno. Cosa a che fare con i grandi temi delle libertà civili, con le grandi domande della vita e della morte e con la moralità dei leader radicali uno come Ferrara, stalinista da fanciullo per eredità paterna quando lo stalinismo era cultura egemone dalle sue parti, piccolo borghese in rivolta contro papà quando la rivolta era di moda, migliorista nel pci quando il migliorismo (cioè la versione borghese e mediaticamente più accettabile dello stalinismo) aveva gioco facile a pontificare sulla crisi del partito, craxiano negli anni in cui il craxismo era vangelo vincente, berlusconiano nei giorni del potere berlusconiano e tempestivo devoto baciapile proprio quando la società dimostra di volersi volgere all’indietro verso una nuova oscurità cattolica?&lt;br /&gt;Lo stile provocatorio e presuntivamente anticonformista di Ferrara è da sempre un monumento al conformismo più bieco, al servilismo più sfacciato, alla disonestà intellettuale più imbarazzante, ad una concezione del pensiero come mera prostituzione ai più miserandi interessi di bottega. Perché una persona perbene dovrebbe mai preoccuparsi di replicargli alcunché?&lt;br /&gt;Un appunto invece lo si può e lo si deve fare al suo metodo di lotta nonviolenta.&lt;br /&gt;Adele Faccio pagò con condanne penali la sua disobbedienza civile in difesa del diritto all’aborto. Marco Pannella ha pagato con la perdita del diritto di elettorato passivo alle elezioni amministrative la sua lotta nonviolenta contro il proibizionismo sulle droghe e rischia la vita (la mette in ballo come vero dono) ogni qualvolta offre la sua fame e la sua sete alle lotte radicali.&lt;br /&gt;Ferrara invece ha scelto, per scimmiottare le proteste nonviolente, di nutrirsi solo di liquidi. Ma quale prezzo paga così alla sua lotta? Ferrara è obeso ed un po’ di giorni a dieta liquida non faranno altro che ridargli un po’ di salute e ripristinare un po’ di igiene nelle sue budella. Che razza di lotta nonviolenta è quella per la quale uno, invece di sacrificare la sua salute e la sua vita, la migliora e la rigenera? Nelle sue oggettive condizioni fisiche la vera lotta nonviolenta avrebbe piuttosto richiesto che egli cominciasse ad ingurgitare venti chili di cibo strafritto al giorno e continuasse così fino a schiattarsi il fegato. Un bel ricovero d’urgenza, una lavanda gastrica procuratagli da medici che, per puro slancio umanitario, avrebbero posto fine ad una forsennata bulimia gandhiana avrebbe – allora sì - dato vero peso e vera sottolineatura al suo personale satyagraha. Ma una dieta liquida…&lt;br /&gt;Neppure quando entra in contatto con i temi e le pratiche più serie, gli riesce di esser serio. E allora piantiamola di dargli eco e rispediamolo lì dove merita di stare, nella solitudine dei tristi, degli irrisolti, dei pagliacci che falliscono a far ridere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-2591818975293418890?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/2591818975293418890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=2591818975293418890' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2591818975293418890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/2591818975293418890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/01/ferrara-e-la-nonviolenza.html' title='Ferrara e la nonviolenza'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-3941556729226682401</id><published>2008-01-14T02:14:00.000-08:00</published><updated>2008-01-14T02:15:54.071-08:00</updated><title type='text'>Se ne deve andare!</title><content type='html'>Il Vicerè della Campania, Sig. Antonio Bassolino, persevera ostinatamente nel negare agli italiani ed ai napoletani in particolare le sue dimissioni, che pure gli sono da questi richieste a gran voce.&lt;br /&gt;Sostiene che tali dimissioni non sarebbero utili e che egli deve invece contribuire con tutti i suoi mezzi alla risoluzione della crisi.&lt;br /&gt;Se non fossimo nella tragedia più imbarazzante e patetica, queste parole sarebbero veramente comiche. A parte una totale mancanza del senso della vergogna, le dichiarazioni del Vicerè dimostrano anche una megalomania fuori dal comune perfino per gli standard dell’indecente casta politica italiese. Questa megalomania è stata alimentata a dismisura da quindici anni di incensamenti, omaggi ossequiosi e riconoscimenti che - a fronte del nulla determinato nello sviluppo di Napoli da un potere politico-amministrativo pressoché totale e senza critiche né vere opposizioni - i media, i gazzettieri, gli intellettuali da un tanto al chilo, gli artistelli di regime e i sindacalisti di sua maestà hanno tributato al Sig. Bassolino. Questa megalomania lo porta oggi a ritenere non solo che la sua responsabilità nel disastro della monnezza sia solo parziale e quasi casuale, ma che egli possa addirittura svolgere un ruolo positivo nella fuoriuscita da tale crisi. A questo compito salvifico egli si sente chiamato dal proprio senso del dovere e dell’impegno politico e, perciò, per il solo bene del popolo, egli intende restare al suo posto, pronto come sempre a dare il meglio di sé.&lt;br /&gt;Risulta effettivamente difficile trattenersi da un liberatorio: &lt;em&gt;ma vaff….&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Un po’ tutti danno per scontato che il Vicerè farebbe bene a dimettersi e a sparire per un bel po’ dalla scena pubblica, ma nessuno sembra capace di spiattellargli in faccia una lista di motivazioni cogenti e oggettive con le quali zittire le sue roboanti vuotaggini. Cosicché nei salotti della tv si continuano i soliti salamelecchi e dai nuovisti del nuovissimo partito democratico (vecchi, in realtà, come ogni mediocrità) non vengono che slogan, formulette vaghe e inconcludenti, appelli al “serrate i ranghi”, ma nessuna vera parola di critica e a autocritica.&lt;br /&gt;Vediamo allora di fare un po’ il conto.&lt;br /&gt;Bassolino deve dimettersi perché negli ultimi dieci anni per lo meno ha governato e/o controllato, direttamente o indirettamente per il tramite di uomini politici suoi fedelissimi, la Regione Campania, il Comune e la Provincia di Napoli, la maggior parte dei comuni dell’area metropolitana di Napoli, tutte le aziende ed i consorzi pubblici insistenti sul territorio, tutte le ASL, gli ATO, le società incaricate di gestire i patti territoriali e gli accordi di programma insistenti sul territorio napoletano ed ogni altro braccio operativo dell’enorme e dispendiosissima macchina statale. Ha retto il Commissariato Straordinario per l’emergenza rifiuti per 3 o 4 di questi anni e per altri dieci degli ultimi quindici anni ha goduto del favore e dell’appoggio incondizionato dei governi nazionali, di cui per una breve parentesi, ha fatto anche parte con l’incarico di Ministro del Lavoro. Con una simile concentrazione di potere Bassolino ha avuto per dieci anni almeno la possibilità di intervenire con un’efficacia senza pari e senza precedenti nella storia politica napoletana in tutta la complessa rete di problemi legati allo smaltimento dei rifiuti in Campania e invece non ha prodotto nessun intervento che abbia contribuito a disinnescare la bomba che è esplosa poche settimane fa. Ha avuto tutto il tempo, tutti i mezzi normativi, tutte le risorse finanziarie, tutto l’appoggio politico, tutto il consenso popolare per determinare a Napoli soluzioni innovative e di grande respiro, per dare prova di vera capacità di governo e invece non ha realizzato niente. E per questo si deve dimettere.&lt;br /&gt;Bassolino si deve dimettere perché gli atti del Commissariato Straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti con i quali sono stati moltiplicati per 60 (sessanta) gli stipendi dei dirigenti del Commissariato stesso a fronte di nessuna produttività e di nessuna realizzazione, portano la sua firma.&lt;br /&gt;Bassolino si deve dimettere perché gli atti del Commissariato Straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti con i quali sono state liquidate parcelle milionarie a consulenti le cui consulenze non sono state poi nemmeno prese in considerazione portano la sua firma.&lt;br /&gt;Bassolino si deve dimettere perché gli atti del Commissariato Straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti con i quali sono stati acquistati (per milioni e milioni di euro) camion che non sono mai entrati in funzione e sistemi di telerilevamento che nessuno ha mai utilizzato portano la sua firma.&lt;br /&gt;Bassolino si deve dimettere perché gli atti del Commissariato Straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti con i quali enormi risorse sono state dilapidate e sottratte ai loro fini principali portano la sua firma.&lt;br /&gt;Quando il giornalista di Report gli contestò le stesse cose durante la celebre intervista andata in onda l’anno scorso, credendo che le telecamere fossero spente, il Vicerè – evidentemente iracondo per la lesa maestà – urlò che lui &lt;em&gt;“non sapeva un cazzo”&lt;/em&gt; di quelle consulenze e di quelle spese. Tutta l’Italia lo sentì ma solo pochi cominciarono a capire il grande bluff che si era costruito negli ultimi quindici anni a Napoli dietro l’immagine di Bassolino.&lt;br /&gt;Ma è proprio questo il punto.&lt;br /&gt;Bassolino si deve dimettere perché &lt;em&gt;non sa un cazzo&lt;/em&gt; del modo in cui ha speso l’enorme quantità di denaro che gli era stata affidata per risolvere il problema della monnezza.&lt;br /&gt;Si deve dimettere perché &lt;em&gt;non sa un cazzo&lt;/em&gt; di come tale problema vada affrontato e perché, più in generale, ha dimostrato di non sapere un cazzo di come si governa la cosa pubblica e di come si creano benessere e sviluppo.&lt;br /&gt;E ora, per mantenerci sul suo stile (quello vero, quello che viene fuori solo quando le telecamere sono spente e gli slogan buonisti e la faccia simpatica non servono più), ora è tempo che se ne vada &lt;em&gt;fuori dalle palle&lt;/em&gt;!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-3941556729226682401?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/3941556729226682401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=3941556729226682401' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/3941556729226682401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/3941556729226682401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/01/se-ne-deve-andare.html' title='Se ne deve andare!'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1749888637676200388.post-8440471143961646176</id><published>2008-01-10T06:28:00.000-08:00</published><updated>2008-01-11T02:23:27.471-08:00</updated><title type='text'>Il grande bluff</title><content type='html'>Nella sua ultima esternazione mediatica, il Vicerè della Campania Sig. Antonio Bassolino ha dichiarato che “se servisse a qualcosa” sarebbe pronto a dimettersi ma che, invece, resterà saldamente inchiodato sulla sua poltrona perché le sue dimissioni sarebbero inutili alla soluzione della tragedia rifiuti. E così, sopra la montagna di monnezza generata da quindici anni di malgoverno, c’ha messo pure il &lt;em&gt;coppetiello&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;In fondo non è colpa sua. Semplicemente la sua mente non riesce a concepire l’idea che il potere sia solo esercizio di una funzione pubblica e che a questo esercizio si sia delegati sotto il vincolo di una rendicontazione continua e seria; che, cioè, il potere trovi la sua unica legittimazione nell’onere della responsabilità. Abituato a comprare l’approvazione dei sudditi a suon di slogan, annunci e operazioni mediatiche, nonché a sentirsi incessantemente encomiare dalla sua corte dei miracoli, il Vicerè non riesce neppure ad immaginare l’idea delle proprie dimissioni. &lt;em&gt;Tanto a che servirebbero? il guaio è già fatto!&lt;/em&gt; pare essere il lapsus della sua dichiarazione.&lt;br /&gt;E invece servirebbero tantissimo, sarebbero l’unica cosa utile che lui e tutti i suoi potrebbero fare per contribuire con un ultimo estremo impensabile atto di dignità alla soluzione della tragedia.&lt;br /&gt;Sarebbero utili perché ripristinerebbero quell’elementare principio di responsabilità che fonda l’esercizio del potere negli stati democratici.&lt;br /&gt;Sarebbero utili perché l’affermazione della responsabilità ridarebbe alle istituzioni un po’ di credibilità e ai sudditi un po’ di fiducia.&lt;br /&gt;Sarebbero utili perché le insurrezioni e le rivolte di tipo NIMBY che si scatenano ad ogni intervento operativo (apertura di discariche, individuazione di siti, costruzione di termovalorizzatori, ecc…) nascono semplicemente dalla totale mancanza di credibilità delle istituzioni che tali interventi mettono in atto e dalla totale mancanza di fiducia dei sudditi nelle promesse e nei giudizi delle stesse.&lt;br /&gt;Le rivolte sono inutili e dannose alle loro stesse cause. Le rivolte dimostrano inconfutabilmente la condizione di sudditanza e non di cittadinanza dei rivoltosi perché esprimono frustrazione e impotenza, laddove in uno stato democratico il popolo dovrebbe avere tutto lo spazio e tutto il potere per manifestare ed imporre la propria volontà in modi non autodistruttivi. Le rivolte confermano la natura lazzara e premoderna della plebe napoletana, che negli ultimi cinquant’anni ha subito solo crescita ed ingrasso ma nessun vero sviluppo.&lt;br /&gt;Ciononostante, le rivolte sono la reazione isterica di chi si sente impotente davanti ad un potere privo di qualunque credibilità. Sono l’ultima (ma in realtà la sola) risorsa di chi sa (perché ne ha conferma da molti secoli) che ogni promessa sarà disattesa, che ogni impegno non sarà mantenuto, che ogni risarcimento sarà negato, che ogni soldo ed ogni risorsa stanziata saranno ingoiati, occultati, dispersi e sprecati da un sistema di interessi particolaristici ed illegali patologicamente ingordo.&lt;br /&gt;Le dimissioni del Vicerè contribuirebbero a restituire normalità e pace ad un territorio che ne abbisogna per uscire dal vicolo cieco in cui si è ficcato. Avrebbero questa funzione perché agli occhi del popolo sdegnato sarebbero &lt;em&gt;nuove&lt;/em&gt;, sarebbero &lt;em&gt;inaudite&lt;/em&gt;, sarebbero &lt;em&gt;miracolistiche&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Le dimissioni del Vicerè servirebbero, inoltre, a dare il primo colpo di scrostatura a quell’intricato sistema di poteri e di interessi che si è coagulato dietro l’immagine mediaticamente salvifica del Vicerè stesso. Ma proprio per questo esse non ci saranno. Perché quel sistema sta combattendo in queste ore la sua penosa battaglia per sopravvivere a se stesso. Si sta dimenando come una belva ferita, che sente di essere prossima alla fine e convulsamente fa appello a tutte le sue risorse per salvarsi.&lt;br /&gt;La crisi della monnezza investe tutti gli aspetti del governo del territorio. È crisi gravissima del livello di efficienza generale delle istituzioni in Campania. È crisi di un modello insano e insostenibile di spesa e gestione delle risorse pubbliche. È crisi di un modello urbanistico insensato, che a fronte di normative ridicolmente dirigiste e limitanti, ha fatto esplodere una crescita demografica ed un addensamento edilizio illegale e incontrollato, che hanno fatto di Napoli e della sua provincia un posto inabitabile ed orrendo.&lt;br /&gt;Questa pluridimensionalità della crisi della monnezza dà origine alla valanga di responsabilità oggettive che si deve riversare su chi ha retto il territorio, controllandone capillarmente ogni istituzione e livello di governo ed ogni ambito dell’economia pubblica e privata come un satrapo persiano.&lt;br /&gt;Le montagne di sacchetti hanno svelato definitivamente il grande bluff che si è giocato a Napoli negli ultimi quindici anni: un patetico sistema di operazioni di immagine, annunci, distribuzione di prebende, che – in una riedizione aggiornata del più vecchio e triste panem et circenses – ha generato, amalgamato e consolidato un enorme consenso plebeo intorno al nulla.&lt;br /&gt;Le carte sono sul tavolo, adesso. Adesso nessuno più può far finta di non vedere e di non sapere. Il teatrino di ruoli e personaggi in cui tutti hanno trovato una parte in questi anni (politici di professione, professionisti che vivono di politica, militanti e militonti di partito, sedicenti intellettuali da un tanto al chilo e sindacalisti di regime) è al suo atto finale.&lt;br /&gt;Staremo a vedere se basterà per svoltare. Per ora, si intravede l’avanzata del deserto, ma poco o niente di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1749888637676200388-8440471143961646176?l=dis-senso.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dis-senso.blogspot.com/feeds/8440471143961646176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1749888637676200388&amp;postID=8440471143961646176' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/8440471143961646176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1749888637676200388/posts/default/8440471143961646176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dis-senso.blogspot.com/2008/01/pi-fango-per-i-maiali.html' title='Il grande bluff'/><author><name>manji</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
