Le campagne elettorali sono sempre state brutte e surreali, un momento di imbarbarimento e manifestazione del lato peggiore del paese. Le seguo con attenzione e partecipazione da quasi vent’anni e non me ne ricordo neppure una in cui la pazzesca rincorsa del consenso ed il miraggio della conquista di un potere (che nelle democrazie occidentali è sempre più solo un potere di spesa e di accaparramento delle risorse pubbliche) non abbiano prodotto parossismi di demagogia e di volgarità, l’appello furioso a tutti i peggiori umori, le peggiori paure e le più sfrenate nevrosi della massa. Le campagne elettorali sono in Italia il momento in cui la panza del paese prende a scorreggiare senza alcun pudore rivelando quanto sia nauseabondo ciò che conserva negli antri più nascosti delle budella. Proprio per questo, però, vanno seguite con attenzione, perché il loro andamento rivela informazioni preziose sullo stato di evoluzione e di crisi della nazione.
Le campagne elettorali della cosiddetta “seconda repubblica” (“seconda”, oramai, solo nel senso di “minore”, cioè svalutata e decaduta rispetto alla prima, che pure non era un granchè) ci hanno poi abituato e desensibilizzato a tali livelli di idiozia e lerciume che oramai neppure facciamo più caso a ciò che, solo alcuni anni fa, sarebbe parso impensabile.
Mille parlamentari si ritroveranno detentori del potere legislativo in forza di un mero atto di nomina. Mezza decina di capifazione ha già di fatto designato camera e senato ed agli elettori non resta che ratificare queste nomine. Al più sarà questione di qualche dozzina di portaborse in più o in meno per una parte o per l’altra. Liste elettorali che traboccano di mogli, fidanzate, figli, segretarie, amanti e assistenti pronti a svolgere con entusiasmo e solerzia il loro lavoretto di schiacciapulsanti al comando dei leader di partito, in cambio di più o meno ventimila euro al mese. Di questa situazione vergognosa un po’ se ne parla sui giornaletti e nei salottini televisivi, un po’ si finge di scandalizzarsene, ma, tutto sommato, senza troppa agitazione, senza autentica rivolta contro un’involuzione della democrazia che, tutto sommato, ben riflette il meritato stato di sudditanza e asservimento degli italioti.
L’inutile presidentedellarepubblica inutilmente ha sollevato inutili inviti alla riforma del meccanismo elettorale e l’inutile cortecostituzionale ha inutilmente evidenziato le assurde incompatibilità di questo meccanismo con la nostra inutilissima costituzione.
Ho sentito qualcuno domandarsi come farà un parlamentino di scendiletto nominati, privi di qualunque autonomia, di qualunque spessore politico, culturale e umano, in tutto e per tutto dipendenti per stipendio e carriera dalla benevolenza di qualche reuccio, a decidere per la propria autoestinzione cambiando nella prossima legislatura questa vergognosa legge elettorale e magari anche varando qualche riforma istituzionale, qualche riduzione dei costi della politica e del proprio stesso numero. Ma forse le liste dei nominati sono così piene di coglioni proprio per garantire ai “leader” che al momento opportuno i loro servetti saranno capaci di votare per queste riforme così tanto promesse, sbandierate e improcrastinabili, perché magari neppure si renderanno conto per cosa cazzo staranno premendo il bottoncino.
E poi ci sono le mascotte.
C’è la bella signorina tanto giovane e carina che partecipa alle tavole rotonde delle 23.00 per conto del piddì e ci fa vedere quanto è brava a ripetere le formulette che le hanno insegnato al loft. È una futura leader, è giovane, pulita, rappresenta ilnuovo, anche se si trova lì nel più vecchio dei modi, per cooptazione, per nomina regia, senza essere stata eletta da nessuno e senza rappresentare nessuno. Non ce la ricordiamo a capo di nessun movimento di massa, sulle barricate di nessuna battaglia civile. Non ci sembra di averla vista tra i nonviolenti di tutto il mondo che in queste ore si prendono le bastonate e i proiettili della polizia indiana e di quella cinese per difendere i tibetani dal genocidio culturale. Non ce la ricordiamo tra quelli che hanno combattuto 14 anni di ostinate e solitarie campagne per la moratoria della pena di morte nel mondo. Non mi sembra di aver letto nessun suo contributo di analisi sulla crisi finanziaria globale e, poiché è un po’ più giovane di me, non credo che fosse neanche un’animatrice del movimento studentesco del ’90. Rappresenta ilnuovo, anche se è solo un nulla.
Poi c’è loperaio, raro esemplare di una specie che gli etologi ritengono sull’orlo dell’estinzione, salvato come l’orsetto Knut da qualche disastro ambientale e messo nelle liste dei nominati per tenerlo al riparo dalle intemperie e dalla crudeltà del mondo. Loperaio è una creatura ingenua e tenera che ci ricorda di un mondo arcadico che non esiste più. Tenerlo al calduccio di un cappello di lista, proteggerlo e preservarlo dall’estinzione con un bel vitalizio da parlamentare ci fa sentire tutti più buoni e ci assicura che il piddì, il piccì, il pippiripì, la sinistra rossa, azzurra, verde, arcobaleno e la destra nera, bianca, blu, incolore hanno corrisposto alla voglia di cambiamento che tuonava negli ultimi mesi dalla panza del paese.
Attori e sportivi non mancano mai e qualche timido e sparuto “intellettuale” (dove per “intellettuale” si intende al più un giornalista o un medico, insomma qualcuno che sappia leggere e scrivere e magari la laurea non se la sia comprata) fa la parte del dessert nei menu turistici che vengono venduti agli elettori. Sono quelli che mi fanno più pena di tutti. Li vedi il giorno della candidatura e sono tutti entusiasti, sicuri di mettere al servizio del paese le loro straordinarie capacità mentali. C’hanno il vestito nuovo da primo giorno di scuola, un fogliettino in tasca su cui hanno appuntato la loro soluzione ai problemi del paese, l’aria compassata e le mani sudate di chi si sente chiamato ad una grande missione. Poi li rivedi cinque anni dopo, a legislatura finita. Hanno gli occhi smorti e depressi, non ne vogliono più sapere della politica, finiscono in luridi bar ad ubriacarsi per dimenticare tutte le mortificazioni subite dai bravi che circondano i leader in cui avevano creduto e non sanno come spiegare alle mogli e ai vicini che in cinque anni di parlamento sono riusciti a parlare solo 4 volte e 3 di queste ad ascoltarli c’erano solo gli uscieri.
Insomma, con le liste tutte pronte alla partenza, la campagna elettorale è già entrata nel vivo (?) e ci racconta di cosa siamo diventati.
Basta guardare i temi, gli slogan, gli argomenti su cui batte la lingua dei demagoghi.
Chi se ne fotte se le economie occidentali stanno attraversando la crisi finanziaria più grave che si sia registrata dagli anni ’30? Chi se ne strafotte se questa crisi pone problemi serissimi che riguardano l’attuale assetto del capitalismo mondiale e scuote gli stessi modelli teorici su cui si sono basate fino ad oggi le politiche macroeconomiche? Gli effetti della crisi (per ora) si vedono in Italia solo sotto forma di aumento degli interessi sui mutui e del costo dei carburanti (per ora). E allora basta inveire un po’ contro leuropa e la questione è bella e risolta nei comizi elettorali.
A chi volete che freghi una minchia se il Medio Oriente, i Balcani, l’Africa e l’Est Europeo sono diventate in pochissimo tempo delle bombe pronte ad esplodere e a trascinare il mondo in una nuova guerra spaventosa? Che importanza ha se la globalizzazione dell’economia (che ha creato e continua a creare liberazione di risorse e circolazione di benessere) rende però sempre più intollerabile la sopravvivenza di condizioni medievali di oppressione e servitù per centinaia di milioni di uomini in posti come la Cina, il Tibet, la Colombia, l’Iran, la Corea, eccetera eccetera eccetera?
La politica estera, nel senso di qualsivoglia riferimento a ciò che accade fuori dal nostro cortile nazionale, semplicemente non esiste nei discorsi di questa campagna elettorale. E ciò per la sola e semplice ragione che non c’è più un solo stronzo di italiano che si senta coinvolto da questo genere di questioni e definisca la propria collocazione politica tenendo conto delle loro implicazioni.
Da quando il governo Prodi è stato seppellito le parole d’ordine sono: 1) ilnuovo; 2) il voto utile; 3) gli stipendi dei parlamentari; 4) la paura; 5) berlusconi.
Se da una parte c’è chi regala 100 euro a una pensionata (va detto che Lauro però faceva di meglio), va avanti a suon di battute da caserma, promette espulsioni di massa per gli extracomunitari, agita come una clava l’immagine della mondezza che sommerge la Campania e minaccia (incredibile!) un nuovo protezionismo di stato contro lo spauracchio della globalizzazione, dall’altra c’è chi non trova di meglio che promettere 1000 euro a chi oggi ne guadagna 900, l’autoriduzione del proprio stipendio di mandarino e pene severissime per i pedofili e per gli automobilisti ubriachi.
Si agitano tutti i “mammoni” davanti agli occhi di questo popolo spaventato e regredito ad una imbarazzante puerilità. Si parla con toni reboanti del niente più insulso, dando per scontato che il voto non sarà altro che una ratifica di decisioni già prese (e, verrebbe da pensare, già concordate) altrove.
Intanto io resto convinto che la situazione, ossia l’elemento in cui siamo situati come sistema-paese, sia seria e grave. Resto convinto che l’Italia abbia un drammatico bisogno di efficienza in tutti i settori della vita sociale. Perché solo l’efficienza ed un funzionamento scorrevole e deciso delle istituzioni e di tutti i luoghi della vita economica e civile ci potrà difendere quando (non se) arriverà la piena. Ci sono tutti i presupposti per pensare che uno shock esogeno possa scuotere tra non molto ed in maniera violenta la nostra società e forse la civiltà occidentale nel suo insieme. Se un’eventualità del genere dovesse verificarsi la nostra debolezza strutturale ci esporrà alle conseguenze peggiori ed amplificherà la crisi fino a renderla insostenibile.
L’Italia ha bisogno di cambiare e di correre rapidamente verso un più alto livello di efficienza generale. Non penso che Veltroni abbia l’intelligenza e la cultura per corrispondere pienamente a questa esigenza. Sono però sicuro che dalla parte di Berlusconi si farà scientemente ed incoscientemente di tutto per andare nella direzione opposta, per irrigidire ancor più tutte le rigidità, per atomizzare ancor più il tessuto sociale del paese, per esasperare tutte le inefficienze e creare così per i soliti pochi l’occasione di un estremo banchetto sul cadavere di una nazione morente.
Per questo sceglierò il cosiddetto “male minore”. Perché è l’unica possibilità che oggi mi è concessa di costruirmi una legittima difesa.
mercoledì 19 marzo 2008
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